Ricordo d'aver concluso che
dura è morire sapendo dio già morto,
ricordo d'aver pensato che
parole così colano solo da ferite eterne.
L'assenza ha il suo peso
e allora m'arrabatto per rivedere indietro
la dove tutto ha iniziato a sgretolarsi,
ma la vista è proibita
e irraggiungibile pare l'algida cima di quell'altura.
Riprendo il cammino,
in terra restano teorie di segnali sinistri,
come quei caldi estivi in pieno inverno,
ricordi?
Ora tu accanto a me sembri esserti unita per caso,
ogni parola coperta
dal rotolìo dei sassi sul crinale,
frane cancellano attimi
in un attimo.
C'è un rifugio a metà strada e noi
disagi pensanti
intrappolati in nude pareti
su cui traccio tremolanti anagrammi.
Fuori piante psicotrope
proiettano sogni contro la notte,
barlumi danzano
tra nebbie iridescenti,
strati di note nell'aria
formano solide cacofonie.
Eccola, sta arrivando
l'abbiamo sempre saputa aggirarsi qui attorno,
priva di corpo, voce, profumo,
dovrei guardarla in faccia,
andarle incontro,
una stretta di mano alla morte
e brace fatta.
Poi il tuo candore mi sospende
soffriremmo meno se non pensassimo più:
bella scoperta,
bella scoperta,
lap(oc)alisse.

Commenti
Credo che l'apocalisse abiti insieme a noi, e che ogni giorno la guardiamo in faccia senza vederla.
La tua poesia merita un plauso, non so se l'ho capita a pieno. Tuttavia mi basta ciò che mi ha donato.
Complimenti.
I miei complimenti......... ........HERA