Visi che strisciano come teatri
misteriosi oltre il sonoro
ignavi da bocche sfatte,
dinieghi di sorrisi
sotto il cappello di cilestro
spento - e sono vedove
quelle assuefatte al logorio
dell’ora, perduto l’utero di gioia.
Diritte, e tali i cecchini
che sembrano aspettare i Tartari
nel camuffare mote
di solitudine.
E l’alba è un acro di cortili ciechi
l’alba non abita
non irradia, piange sui muri.
Avesse nelle mani uno scalpello
e un’epoca di rosa
dietro la tela
avesse un altro quadro
di alberi, e non fortezze.




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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Commenti  

poesie profonde*
# poesie profonde* 15-11-2020 10:00
Un'alba prigioniera, che non vede alberi, ma fortezze. Vera ed intensa ..Un caro saluto
Simone
# Simone 15-11-2020 13:31
Mi è piaciuta in tutti i suoi lati
ma la chiusa è davvero un capolavoro di sensibilità ...un saluto Rita
Giò
# Giò 16-11-2020 18:15
Splendidamente grande!
Un concentrato di amarezza misto a rabbia che grida, sottovoce, tra i versi.
Ciao...^.^
Rita Stanzione*
# Rita Stanzione* 19-11-2020 23:54
Grazie di cuore e un saluto a tutti :-)

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