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Ti rapisce il tramonto color pesca.
Fossi come te, un tenero boccio
che la timida rugiada rinfresca!
Ma io so e vedo. Nel cuore ho un coccio
che squarcia la vita, quel che ne resta.
Ti bei del brillio sul lungomare:
i fuochi verdi, i giovani in festa.
Così si consumano vite ignare,
ebbre di oblio e indifferenza.
Fede, voti, promesse… niente giova,
se l’unica verità è l’assenza,
ora che sotto la cenere cova
il gioco inestinguibile, l’azzardo.
Inali il gusto salso della gariga,
scocca il sole un ultimo dardo,
scende la notte, riga dopo riga.
Se avverto il sentore della fine
- c***i, interludi, incagli -
sogno il non-essere oltre il confine
e sembra che il firmamento si smagli
fra i ciuffi di ginestre e la scogliera.
Ti scosto dalla fronte i capelli.
Ridi: negli occhi la luce sincera
di un sogno… Ma io, i miei rovelli,
mi accorgo che niente mai si riscatta.
Contemplo l’universo che si sdoppia:
la realtà, non tocca, già disfatta,
straripa in me il sangue e scoppia.
Ti rapisce il tramonto color pesca.
Fossi come te, un tenero boccio
che la timida rugiada rinfresca!
Ma io so e vedo. Nel cuore ho un coccio
che squarcia la vita, quel che ne resta.
Ti bei del brillio sul lungomare:
i fuochi verdi, i giovani in festa.
Così si consumano vite ignare,
ebbre di oblio e indifferenza.
Fede, voti, promesse… niente giova,
se l’unica verità è l’assenza,
ora che sotto la cenere cova
il gioco inestinguibile, l’azzardo.
Inali il gusto salso della gariga,
scocca il sole un ultimo dardo,
scende la notte, riga dopo riga.
Se avverto il sentore della fine
- c***i, interludi, incagli -
sogno il non-essere oltre il confine
e sembra che il firmamento si smagli
fra i ciuffi di ginestre e la scogliera.
Ti scosto dalla fronte i capelli.
Ridi: negli occhi la luce sincera
di un sogno… Ma io, i miei rovelli,
mi accorgo che niente mai si riscatta.
Contemplo l’universo che si sdoppia:
la realtà, non tocca, già disfatta,
straripa in me il sangue e scoppia.