Mentre lei canta io penso le cose peggiori. La fiducia, mal riposta nei ribaldi piangenti che ne furono destinatari.
La pietà, che loro invocarono e dimenticarono.
Loro, che nelle primavere di sangue furono i fendenti e negli inverni di perdono furono inginocchiati.
Non m'importa di stringere le vostre mani, o del premio di consolazione. Non m'importa delle vostre riverenze mentre mi avvicino al trono, o dei vostri sputi che mi battezzano mentre annaspo nella polvere.
Prendete quello che la mia rabbia vi concede. Come in passato avete accettato quello che l'amore vi ha concesso e ordinato.
Non mi resta che ossequiare una venere di cristalli liquidi, pura come il primo pianto di un infante, il quale sgorga pur non viziato dal dolore o da emozione alcuna.
Hai mai provato a stringere i pugni per farti male e, dopo quel male, averne ancora sete?
Lei mi segregava in una stanza triste, lugubre, piena di posti a sedere per ricordarmi la mia solitudine.
Io sono niente! E' chiaro? Niente! Ma vorrei raccontare con favelle perfette la sua rarità. Raccontare ciò che diventerà dopo la sua morte.
Sin d'ora è lungi dall'ambizione di spodestare dalle pareti dei timorati il fregio stantio; a differenza degli altri, che tramano e ordiscono non per dare nuovo corpo alla speranza, bensì maestosa libidine al loro edonismo.
Voglio essere libero. Libero di aspettare un'occasione. Libero di prenderla come di lasciarla andare.
Quanta fretta avevi di cambiare. Tanta da non sapere cosa volessi diventare dopo.
Carillon, suona una melodia, suona lentamente, poichè quando essa sfiorirà mi attende la fine del mondo.
Mi sembri me quando desideravo possedere ogni cosa; la grazia di Dio, l'innocenza dei colpevoli, l'ammirazione degl'uomini.
La pietà, che loro invocarono e dimenticarono.
Loro, che nelle primavere di sangue furono i fendenti e negli inverni di perdono furono inginocchiati.
Non m'importa di stringere le vostre mani, o del premio di consolazione. Non m'importa delle vostre riverenze mentre mi avvicino al trono, o dei vostri sputi che mi battezzano mentre annaspo nella polvere.
Prendete quello che la mia rabbia vi concede. Come in passato avete accettato quello che l'amore vi ha concesso e ordinato.
Non mi resta che ossequiare una venere di cristalli liquidi, pura come il primo pianto di un infante, il quale sgorga pur non viziato dal dolore o da emozione alcuna.
Hai mai provato a stringere i pugni per farti male e, dopo quel male, averne ancora sete?
Lei mi segregava in una stanza triste, lugubre, piena di posti a sedere per ricordarmi la mia solitudine.
Io sono niente! E' chiaro? Niente! Ma vorrei raccontare con favelle perfette la sua rarità. Raccontare ciò che diventerà dopo la sua morte.
Sin d'ora è lungi dall'ambizione di spodestare dalle pareti dei timorati il fregio stantio; a differenza degli altri, che tramano e ordiscono non per dare nuovo corpo alla speranza, bensì maestosa libidine al loro edonismo.
Voglio essere libero. Libero di aspettare un'occasione. Libero di prenderla come di lasciarla andare.
Quanta fretta avevi di cambiare. Tanta da non sapere cosa volessi diventare dopo.
Carillon, suona una melodia, suona lentamente, poichè quando essa sfiorirà mi attende la fine del mondo.
Mi sembri me quando desideravo possedere ogni cosa; la grazia di Dio, l'innocenza dei colpevoli, l'ammirazione degl'uomini.