Serpeggia fra le dita
invitato all'ultimo
dall'impercettibile forma
un amico al quale, non do la mano
penso bene di star lontano
Il pensiero malandrino
di qualcosa che non ho scritto, ma avrei voluto
avvolge l'aria, dove sto seduto
Certo di averlo già incontrato
penso di prendere appunti
nel mentre
è passato
non è più quello, l'ho dimenticato
Non c'è paura della sua sembianza
solo amaro per la dimenticanza
che quello scivolare
mi avrebbe permesso dire
convinto illuminato
in quel passaggio del sentire
Con stizza e sforzo
stringo le dita nel loro pugno
sbattendo sul legno
scalfendo un segno
Quanto mai scritto
è stato veloce
ha fatto un giro, nascondendo la voce
solo un sibilo, nell'aria ha suonato
che sia l'ultima volta
non c'è tempo abbastanza
non esiste il non dire
anche un niente, ha qualche importanza.

Commenti
E mai un dire è cosa da niente. Proprio una giusta osservazione.
Piaciuta, Valerio, ciao...