Ad essere sinceri con la mente,
il prodigio dei sensi si sente ascetico,
come il primo giorno di mescita
appare all’ultimo attimo della schiusa,
in virtù del proprio operato.
Volontà divinizzatrice ci espone alla certezza
nel mentre il dubbio freddo dell’effetto motore
di Soli e di Mondi sembra il cuneo dell’ennesima tortura.
Eccentrico Spirito ineffabile quanto chiaro
a me compari sopito da fiamme di rimprovero:
non acconsentire la disfatta del refrattario,
ammonisci te stesso sul lume dell’incoerenza.
Della controversia l’equanime si fa ombra
e la porta invinta espone al resto della severa compagnia
i discernimenti dell’esultanza.
Freddo e maniacale il Tempio dell’arroganza
atipico e dissimulatore l’accalappiatore di lepri.
Ma nessuno nel senno diretto altrove
dalla propria vivacità e gaudenza
fu risparmiato dall’occhio indagatore.
Tribolo d’ogni sperare s’innalza l’opera
artificiosa come immediata
si spreca all’ottenebrata luce
che nulla vuole altro da sé.
Se in qualche residuo d’attendibile attitudine
si fa viva l’espressione dell’oltraggiosa certezza
questa diviene ciò che è sempre, in genere, diventata.
Oltraggiose sembianze alchemiche
si vantano del mistico e della sua notte,
campi arsi dal sapore dell’insipido
vani troni decaduti a propria causa.
Demarcatori della sacra sapienza
nulla v’è tolto se non voi stessi
alla nicchia di sale sparso
dove la luna rifletteva i suoi lampi.
Deplorevole alambicco di false speranze
ammicca il fato con e su di te
per ammorbarmi nuovamente,
con ampolle di gesso.
