Condannato già fu da tal perverse figure

d’apparir del diavolo l’una avvocato,

l’altre due giudici pe’ fosche sventure

e vile platea nel goder quarta da un lato…

Ah infelice cane! Ma in gran tua purezza

beato infin sarai pur se tra tanta asprezza!



«E se anche avvenne –e esso non fu– che fosse

ch’azzannai per natur che lo vuol una capretta

fu sol fame e non prepotenza che mi mosse…»

Ma torturar piace in Sud, criminosa setta…

«Che non son vero sindaco né intellettuale

talché dobbiate farmi ’sì efferato male!»



Tra percosse dolenti fu appiccato e ancor

fedel movendo coda a implorar ma cosciente

che mai più fiuterà fior, vezzi vivrà d’amor…

E ancor crudel colpir di pal che più non sente…

«Gesù! Uman non son pe’ desiar paradiso,

al fin di tal tortura, né d’angelo un sorriso?»



 
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Profilo Autore: Giovanni Esaltato  

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