Un'unica via nel paese 
sempre la stessa e la solita gente,
il campanile e la chiesa di fronte,
la piazza e il comune 
il sindaco operaio.

Là in quel bar 
si parla di carte e di Cristo,
nell'altro bar 
si gioca a bocce e si finge di credere in Marx

Molte le parole versate,
molta la fiducia 
anche se occultata 
dietro i soliti lamenti per la vita.

La messa è finita da poco,
la gente è vestita a festa 
e il sole dell'estate 
cuoce l'ombra di quel campanile di cemento armato.

Se le campane non suonassero così forte 
forse si parlerebbe meglio 
e la gente si capirebbe di più.

Neanche quella persona che si avvicina all'edicola,
coglie il giornale e accarezza quel piccolo cane,
neanche quella persona deve difendersi 
dalle loro ingiurie.

Mi avvicino,
due passi insieme su quell'unica via,
una stretta di mano 
per scambiarci le nostre identiche sofferenze.

Ora la gente si è voltata,
crede che la giustizia si sia tradita 
ma io continuo il cammino 
e mi fermo di fronte al bar,
un cenno di capo 
un saluto per tutti.

Grazie gente di quel paese,
vorrei riascoltare le dolci e perfette parole 
di quella persona 
che accarezzava il piccolo cane,
quel melodioso idioma 
che vorrei sgorgasse dalle mie labbra.





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Profilo Autore: Giuseppe Trucchia  

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Prendi una manciata di stelle,
un po di nuvole, qualche raggio di sole.
Aggiungi l'azzurro ed il cobalto,
il fresco della luna ed il calore del sole...
Metti tutto da parte.

Ora prendi un po di sale
e mettilo nell'acqua, crea il mare.
Un po di terreno qui, qualche fiume lì
e laggiù un po di laghi e monti.
Alberi a volontà e qualche pizzico di colore.
Metti tutto da parte.

Adesso facciamo un bell'impasto
e mettiamo ogni cosa al posto giusto...
man mano crea la nebbia,
il vento, la salsedine, l'umidità.
Ora che tutto è completo
metti tutto da parte. 

Inventa la vita... animali.
Animali di ogni specie,
piccoli, grandi, belli, brutti,
a quattro zampe a due,
con piume, con squame...  ora appoggiali
dove sai possano vivere felici. 
I cani ed i gatti riservali...
mettili da parte.

Ora che non manca nulla
inventa l'uomo e la donna,
spargili un po ovunque sulla terra ferma
e qualcuno anche sul mare,
dai a loro lingue e colori diversi
tanto non si capirebbero comunque.

Prendi i cani e i gatti,
mettili accanto agli umani
e lascia riposare il tutto,
affinché sia tutto alla perfezione.

Aggiungi, per terminare l'opera,
i suoni e la musica,
che coi versi degli animali
si amalgama tutto perfettamente
e metti l'intera opera nelle mani degli umani,
così che possano avere giorni lieti.

Fatica sprecata! Tutto è andato distrutto.
Probabilmente gli umani non hanno gradito.

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Profilo Autore: Clorinda Borriello  

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Delle tue mani
conosco il ritmo, l’umiltà,
l’andatura e il gesto
non allineati del coraggio.

Il concetto che si fa attuazione
colore, materia, legno, creta
bronzo. Leghe e legami.
Il pensiero cardato dalla scrittura.

So delle tue mani la carezza
sul viso e dentro. Più a fondo,
a fondo più di quanto appare
la minima luce, il minimo corpo.

Venero le tue mani forti e delicate:
il polso che congiunge alla terra,
il carpo dove si muovono strade,
il metacarpo, più invitante, di sentieri,

le unghie sono richiami felini,
i palmi coppe con miele delle nubi,
le falangi destinazioni per migratori.

Delle tue mani non conosco la rabbia,
il pugno scomposto,
il cambio repentino delle carte,
la falsità del baro.

Conosco l’autentico respiro dei tuoi pori,
la complessità delle articolazioni nervose
che obbediscono a un caso di scelte.
So i muscoli, i gangli e le sinergie celesti.

Celeste
so il caldo tepore delle dita
quando mi prendi per mano
e intrecci tenerezza alla tua.
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Profilo Autore: Carla Vercelli  

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In memoria di Sorek
che la guerra pose triste
- al cui popolo rei guaiste -
sia il canto come stèl.

Lodi la poesia
il suo amor di sapere,
capace di prevedere
pace su quella babèl!

Un uom straordinario...
...altro semplice eroe
...raro profum di benzòe
di questo mondo crudel.

La sapienza che serve
è primariamente mite
parla con voci romite:
“...altro vanto d’Israel.”

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Profilo Autore: Fone  

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Ceppi recisi,

d'uve mature non amare.
Del nero, non nere d'amaro.
Risa distratte, perse nel filo
s'accomodano in cesti,
di sofferenze intrisi.

Canta l'aurora
del tuo risveglio,
risveglia profumi
d'un canto festoso.

Baccanali in fiore
sorgeranno in rosso,
tra calici colmi
e vuote essenze,
che del tutto
hanno la pochezza.

Va così in terre odorose,
il cuore a rimembrare gesta passate
d'un presente vivo.

Morte nel domani
d'un ieri reciso.

Ascolta tu che non sei,
che non sai,
che non vuoi.

Ascolta grappoli gocciolanti
d'un nettare umano,
che tristi raminghi
pendono della tua mano.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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Si ergono strutture destinate all’oblio

la visione del mondo attraverso un oblò, come polli in gabbie appena più confortevoli

si vive oppressi entro un labirinto buio, dove si avanza brancolando a tentoni

senza un lume c’altro non è se non un archetipo del fuoco interiore

non si arriverà mai a petere il centro anch’esso archetipo della verità…

eppure in queste finte gabbie che come sabbie mobili ci risucchiano piano piano

c’è chi vi sta bene o crede di stare bene, ovvio questa apparente comodità deve pur garantire qualcosa

il fatto è: che pretende in cambio molto di più di quello che offre/vende a caro prezzo

ma alle masse dormienti pare vada bene e se non va bene comunque si sforzano di digerire il rospo

inevitabilmente più grande dei loro gargarozzi oppressi da colletti convenzionalmente indossati…

tutto questo ha un senso e sta per volgere alla fine

questo vaso di pandora a breve esploderà  facendo scaturire tutto ciò che si ha cercato di velare in passato

e ora verrà bruscamente a galla, chi non sarà pronto a reggere il colpo

nel vedere come i muri innalzati dall’ignoranza che ha usato come protezione fin ora

si sgretoleranno ala luce del vero e imperituro momento che verrà

crollerà anche egli seppellito con le sue stesse mani…         ma anche questo fa parte del gioco.

il consiglio che posso dare è:   apri gli occhi chiunque tu sia

il mondo è pieno di meraviglie ed è un luogo fantastico per vivere

esci da questo loop appiccicaticcio che ti tiene invischiato a se

ascolta la voce del tuo essere, del tuo cuore, inizia ad amarti e di conseguenza ad amare

alla fine il buio è tale solo perché in assenza di luce, ma la luce è ovunque e basta solo lasciarla entrare…

DIVENTA LUCE.

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Profilo Autore: luposolitario  

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Tutto percorre lento,

la sigaretta brucia, il cuore strilla.

Pensieri non trovano parole,

lacrime bruciano,

gli occhi non scrutano.

Un'apatia degenerativa, 

un pretesto per deviare.

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Profilo Autore: Pikkla  

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Identità negate,

vite innocenti demolite da funzioni,

da linee illusorie e crudeli,

da odio che acceca.

Povero contro povero, ricco con ricco.

Ci pentiremo della mano negata,

delle lacrime che innaffiano il mare,

dei sorrisi persi.

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Profilo Autore: Pikkla  

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Sicuro si muove anche nel giorno

avanza impeccabilmente e osserva silente

il fluire del tutto tra le intercapedini dell’animo umano, nelle pieghe del tempo…

fallacea a volte è la percezione del profano

che mosso incosciente da fili invisibili avanza sopito nei pensieri passanti

che come nubi stagnanti, offuscano i raggi del sole

lasciando quel tetro, che raffredda l’anima…

d’altro canto chi attinge senza indugi alla fonte della luce

senza evitare l’incontro notturno

o fremiti d’ira in cerca di terreno fertile ove attecchire…

non è perturbabile e ben bilanciato vibra su frequenze diverse

si lascia oltrepassare dalle cose o eventi

tralasciando consapevolmente il futile

conservando solamente ciò che gli serve…

il suo percorso è chiaro, nitido anche nelle notti più buie

incrollabile è la sua persona

si flette seguendo i flussi e non si spezzerà

colui che vede nella notte

mai perso sarà.




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Profilo Autore: luposolitario  

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eppur si muove…

ciò che par fermo…

ogni cosa ha il suo moto

magnetico, organico o vibrazionale che sia…

nulla è perso infondo…

microscopici o macroscopici che siano dettagli o eventi

tutto permane esiste, vive…

eppur si muove…

in un apparente istante avvengono miriadi di cose

tutto succede, semplicemente avviene…

farci caso o non dipende solo da noi…

per essere presente non occorre essere cosciente…

e molti nell’ora si perdono ogni cosa…

i sensi se non addestrati fan quasi da loro…

allenamento costante questo serve…

infine per noi dovremmo guidare noi almeno a me pare logico…

quindi restiam desti e ricettivi

pronti a cogliere l’istante…

eppur si muove.




illusione movimento
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Profilo Autore: luposolitario  

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corro, stando seduto sul mio letto…..

visito posti nuovi senza uscire di casa e quando sono fuori, dentro sono fermo e quieto

non un impeto o una carezza che sia, mi perturba……

a dire il vero sono molto forte nell’auto perturbazione ma è altrettanto forte il richiamo del centro……

un equilibrio per niente statico mi avvolge e nutre

come una stretta soave, dolce e amara che si percepisce notevolmente……

direi una calma agitazione che mi ricorda, che sono vivo da vivo

è già!!!!   Si può essere un morto pur essendo straordinariamente vivo ahahahah!!!!

credo che venga da qui, archetipicamente parlando il mito del famigerato  ZOMBIE

o per lo meno è plausibile pensarlo……

e anche qui casca l’asino che mangiava la mela, dritto sulla testa di NEWTON

a indicarci che come spesso ripeto…..

siamo noi e solo noi che scegliamo da che parte stare…….

sfighe, gioie, rabbia o dolore non sono altro che policromie sullo stesso velo

che opacizza uniformemente la nostra visione d’intero……

sta solo al singolo per se stesso e monito acritico per il resto del mondo

essere o non essere! e questo è il problema del caro AMLETO

che mentre era seduto al fianco di NEWTON salì sull’asino, gli rubò la testa e se ne andò via

sul ciuccio parlando ormai trovatosi solo

con il teschio del disgraziato mentre decapitato andava visitando i meandri di DANTE……

DANTE!!!            ah no mio caro!!!

         Questa è un'altra storia.

  


mela teschio
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Profilo Autore: luposolitario  

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impastato corpo di sirena che ammalia

acerbo sventurato re dell'ozio

alito sapere diversamente appreso

di colui che sa senza ricorrere a dottrine improprie

incolto arbusto con radici di quercia secolare

gioco da bambini con patente nautica

navigo emerso da nubi insostanziali

e evito al meglio gli ostacoli

d'imbarazzo volgare per altre corti

dissemino vocaboli ovunque

e semi d'aria

in posti impermeabilizzati da sperma di mastro burattinaio

certo di aver masse e cecità stabile

ma no.......

non sarà cosi

mi sbellico pensante

in coloro che inanimi controllano catrame

tutto risorge e comprende.....

tutto è libero e senza catene

ahahah

di più non oso.......

staremo a vedere......

ahahah

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Profilo Autore: luposolitario  

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Occhi assediati da incubi
preistorici!
striscia L'uomo collettivo
sulla strada percorsa da altri
pensando a pensieri già
pensati

Al tempo degli ideali lasciati
all' uscio con il vento forte
ci piace , in sovrappensiero,
guardar tremare le nostre piaghe 
L'inferno siamo noi
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Profilo Autore: Michele  

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Vorrei come destriero
la forza del sorriso
per avere in groppa
lo schiavo e l’indeciso,
per provare a tutti
che l’allegria in poppa
dà sempre buoni frutti.
Se imbandisci il desco
per poi restar digiuno,
se sembrerai grottesco
perché non sei nessuno,
se mai avrai strappato
un petalo ad un fiore,
se non ti sei beffato
di un essere che muore:
allor tu sei l’eletto,
il messo del sorriso,
sei tu senza difetto
col sol cucito in viso.
Tu placherai un fremito,
consolerai l’afflitto,
asciugherai il gemito,
di chi sarà sconfitto.
Addolcirai il grido
della disperazione,
distruggerai il nido
della tribolazione.
Avrai poteri immensi,
saprai che il tuo sorriso
avrà grandi consensi
persino in Paradiso.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 27-01-2016

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Rido,

poi si piange...

Miserie della condizione incutono,

riducono.

Sembrerebbe un simpatico teatrino

di farse e comparse.

Cambi canale sperando in una commedia di Goldoni.

Ecco il copione da recitare,

lo leggo, rifletto me stesso nello specchio del camerino.

Son attore seduto in platea.

Dal loggione improperi sui protagonisti,

anche gli spettatori son antagonisti.

Cicoria e verdura fresca,

ortaggi e nascosti disagi.

Urla un tale dal palco reale.

“Guardate le tette di quella bionda niente male”

E Socrate beve ancora la cicuta,

dall'isola di Montecristo intanto i conti non tornano più.

Platone piange anche lui il maestro

e s'accascia sulla poltrona accanto a un tipo maldestro.

Sul decoro del soffitto

s'intravede penzolar dal capestro

un'essenza d'un corpo in affitto.

La maschera offre patate fritte

e l'odore di pesce lesso inonda il luogo.

Cambia scena e finisce l'atto.

Nascosti nel retro due figuranti compiono l'atto.

Ansima il gobbo da Notre Dame e tutti sentono.

Il palco osceno non va in scena.

Vita in tre atti e nasci, vivi, muori.

Vai con la farsa mio caro alter ego,

mio stimato water senza eco.

Tiro lo scarico e inizia la programmazione alle otto in punto.

Applausi filosofici e cor compunto.

Non sono sofista degli stucchi

magari mago con cento trucchi.

La magia finisce sempre prima della notte.

La notte ognuno posa la maschera sul letto.

Solo piange l'animo i suoi nomi,

poi il giorno consola

e la virtù non è più sola.

Veste l'abito il teatro

va in scena la finzione

oltre la speranza d'umana perdizione.




“Come attori seduti in platea mettiamo in scena la vita degli altri... la nostra applaude seduta

e quando cala il sipario e le luci si spengono sei tu solo davanti a te a raccogliere i miei avanzi”
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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