sembravano non toccare terra.
Il pubblico in delirio,
per quella musica
che faceva venire i brividi,
resuscitare anche i morti.
Il movimento magico
del guanto bianco
già bianco...
Come avevi sempre desiderato tu.
Sei stato e sarai sempre un mito.
Adesso vivrà con noi
la tua musica, i tuoi riccioli neri,
la magia delle scarpe da tip tap,
il tuo inseparabile cappello.
Un mito...
Le tue giravolte sul palco,
i tuoi balletti indimenticabili,
le luci magiche che ti seguivano sempre.
Adesso ti illumineranno nell’aldilà.
TRIBUTO IN MEMORIA DI MICHAEL JACKSON.
sorretto dalla spalla amata.
Non più bionda la chioma,
niente rossetto e bassa la statura.
Avvinghiata a lui,
all’onda del tango abbandonata.
Mi scorse, mi salutò, mi chiese:
<Come mai seduto, non balli stasera?>
Gli domandai chi era.
<Mia moglie, quella vera,
m’ha aspettato dieci anni,
son tornato pur'io
l’ho premiata.>
Non gli chiesi dell’altra.
Mi sentii sconvolto ma contento.
Non uno, ma due figli abbandonati,
cresciuti di dieci anni a stento
scambiati con l’amante scaltra.
Colei che generò i tuoi figli,
il tuo sangue nutrì, a lungo pianse,
solo perché t’ha amato.
Mandata a ramingo per capriccio:
un pasticcio premiato.
Vorrei tanto saper da dove è nato
questo "premio" per te,
da tutti odiato.
non lo dico ancora,
quel che sono adesso
ve lo dico appresso.
Spesso me lo scordo.
a volte lo ricordo.
Ma adesso ve lo dico,
lo chiedo ad un amico
così mi torna mente
e grido allegramente.
Dirò che sono quello
che non ha cervello;
un mezzo l’ho venduto
e l’altro l’ho perduto.
Ma no, mi son sbagliato
un po’ l’ho ritrovato.
Mi serve a presentarvi
chi vuole dilettarvi,
strapparvi una risata,
palese o abbozzata
che serva per scordare
i giorni in alto mare,
che torni a regalarvi
ciò che può appagarvi
e farvi ricordare
quel particolare
che ci tiene in vita
convinto ch’è una gita:
quel certo buonumore
che apre nuove aurore
e rallegra il cuore.
MISTERI DI VOCI SENTITE
DI GIORNO COME DI NOTTE
IPNOTIZZATI DA FARI IMMAGINARI
FOGHE DI FOLLA ARRABBIATA
PER QUEL VIVERE SENZA TRANQUILLITA'
NELLA POLVERE DEI SECOLI
TRAMANDO DI SANGUE
UNICO MOTIVO
PER DISTOGLIERE I PENSIERI
DALL'IMPORTANZA DI ALTRO
OFFRONO IL NIENTE AVUTO
IL SOLO CORPO RIMASTO
PER LA SPERANZA INCERTA
DI RITROVARSI MIGLIORI
INSIEME AI MOLTI
CHE LI HAN PRECEDUTI
SOLI IN QUELL'ESTREMO INFERNO
DIVERSO DA QUELLO
CHE A NOI HAN LASCIATO
che non asciuga più le lacrime
versate negli echi oltre la luce
e si perdono nei pianti bui
che percuotono l’anima
rimasta senza melodia.
E la Croce è sempre più lontana
si manifesta come una storia
senza più speranza
senza un punto d’incontro
senza germoglio d’amore nel cuore
quel cuore perso come un fiume
che non incontra più il mare.
Non sappiamo riconosce più la via
e i pensieri continuano a cambiare confini
mentre sono sempre più frequenti
i gesti che portano sangue al sorgere del sole
caricando quella croce di colpe
sulla rotta di un perdono senza ritorno.
s'intravede un segno scuro
tagliare le righe
rompere le geometrie
spaccare il colore
Ferma la vista, nell'attesa del venire
il segno scuro esce
come fieno, dal fienile
E' lo scorbutico del paese
fra le sue mani un fiorito girasole
Nascosto alla sua vista
intento nel sentire
osservo quel che viene
Volge il suo viso, al fiore
lasciando queste parole:
" Dopo un giorno di sole, ti sei piegato al suo volere
io al tempo ed al resto non mi sono mai piegato
ma tu sei felice, io sono sempre crucciato
che tu abbia ragione
ed io, mi sia sempre sbagliato?".
tele sui dei piedistalli
alcune iniziate e lasciate a metà,
come i tuoi giorni
altre imbrattate, come i tuoi ricordi
Tante finite
in fondo a destra
la firma strana, scherzo
dell'anima,
come tutti gli artisti.
Tu sei diverso,
freddo, scostante, isolato
come un eremita
volgi lo sguardo
al vuoto.
Non hai cuore
dici che te lo ha
strappato la vita,
le sofferenze
ti hanno indurito.
Le tue opere
trasmettono l’agonia
della tua vita
che tutto d’un tratto
diviene di dominio pubblico.
Gli artisti
sono cosi,
destinati
a rimanere soli
per una breve eternità.
calandosi nella storia
la fanno loro.
Sognano la vita che raccontano
i meriti li ricevono gli altri
vivono nell’ombra.
Fantasmi
di una vita
che non è loro.
Storie
d’amore,
di morte.
La vita scorre
su una penna
all’ombra di persone importanti.
Senza meriti senza soddisfazioni
solo la grande passione
per la scrittura.
Ad un'ora imprecisa, nei vicoli d'una città
vuota, con l'eco di grovigli di paglia
che si rincorrono, ecco il mio bus:
Omar è l'autista che si riscalda gli zitoni nel microonde.
Se qualcuno gli si posò addosso
adesso è solo polvere rosa
fra i diminutivi in disuso.
Così vaghiamo insieme: in quel vecchio
mini-bus verde pisello con i fiori disegnati
siamo solo io, lui e i caldi racconti
di rivoluzioni fallite delle quali il furgoncino
era figlio, adesso anche lui orfano.
La storia ci parla, parlano i muretti ombreggiati
e prega solitario sulla cima di un campanile
(guardando una miscellanea di morigerate piazze)
un soldato disperso dell'Armata Napoleonica,
della quale sono rimasti solo minuscoli giocattoli.
Si punta un fucile di gomma piuma alla gola trasparente.
Un vecchio abate del '200 salmodia in Piazza Grande
i versi degli eremiti di Cluny abbracciando
la fredda e nuda Minerva, con i suoi lineamenti tanto perfetti
e umani da farla sembrare calda. Omar spergiura
contro quel "Michelangelo" ingannatore.
Facciamo il giro di una città che di notte
non sembra la nostra, sembra una città del tempo.
E, così come tutti gli audaci, Omar sfida
gli acciacchi della vecchiaia indossando
il suo solito camice azzurro da autista
che ignora i promemoria sul cofano.
Come può un adespota sapere tutto
degli uomini di un tempo, se poi
non sa niente del tempo degli uomini?
Che avrà visto il cieco quando mi vide?
Passai di lì e mi vide davvero.
Pensai fosse ancora la solita frode,
ma tutto il suo buio era sincero.
Aveva gli occhi come lumini lontani dal vento,
qualche folata forse dalle processioni intorno,
ma in fondo quel fuoco chi l'ha mai spento?
Nonostante l'orecchio non vorrebbe star fermo.
Che vide quel cieco quando mi vide?
Io lo vedo passare ma ci vedo meno di lui;
vede dell'altro, ecco perché sorride;
sorride perché sono balle i giorni più bui.
Ho sempre pensato
che dovrebbero farsi una vita
anche i violinisti che fanno da sottofondo
alle storie d'amore dei ricchi.
O si vantano del loro mestiere in un angolo dello schermo
o cercano d'imparare qualcosa
perché non sono così esperti come lascia credere la loro musica.
Non sanno fare altro
che musicare mentre una nave affonda.
Loro si rassegnano sempre al degenerare delle situazioni,
si limitano ad accompagnarle per questa sala lussuosa
mostrando cordialmente alle tragedie ogni scompartimento.
Per questo ho sempre odiato i musicisti.
Li trovi invitati ai party con lo smoking e nessuno bada a loro
mentre qualcuno intrattiene qualcuno per interessi,
una coppia balla e i camerieri trucidano le tartine con lo sguardo.
Tutto quel blues sembra un piangersi addosso
come per quegli scapoli della Louisiana.
Struggono accordi melanconici come caramelle
quando l'esattore porta loro via la casa
e a quel punto non so chi sia il più ridicolo.
Ad ogni modo stasera mi avrebbe fatto comodo
un'orchestra mentre tornavo a piedi dalla città.
Mi avrebbe fatto comodo
una melodia a guardarmi le spalle.
Almeno non mi sarei sentito nudo.
Ma alla fine non mi serve
che uno strumento accompagni la mia strada.
Li lascio suonare al piano bar da qualche parte in quel panorama,
o a interpretare Chopin a qualche sagra o comunione
o a racimolare monetine sul ponte col fantasma di Mozart.
Non hanno mai scritto o composto qualcosa di proprio
solo perché non si credevano all'altezza.
Hanno sempre leccato il culo a quei fantasmi
autoconvincendosi di sentirsi comunque appagati
mentre le mogli non dovevano neanche farlo di nascosto.
Non hanno mai suonato qualcosa di nuovo e autentico.
Per questo li ho sempre odiati.
una pianticella che nutro di pane e saperi.
Viviamo in mondi diversi, ci scriviamo
in una lingua che non ci appartiene,
ci raccontiamo a vicenda
usanze che ci paiono bizzarre.
Non saprò mai se da quella pianta dal nome esotico
sboccerà un fiore con un nuovo profumo
o se esso invece si confonderà coi mille fiori
che nascono e muoiono ogni momento
in ogni angolo del nostro pianeta.
Ma io penso che mai un fiore
sia identico ad un altro, e sono certo
che anche tu, Tawonga,
condividerai il tuo profumo unico
con chi saprà intenderlo e assaporarlo.
E chissà che un giorno, un nuovo aroma,
originato dai vostri profumi intrecciati,
sappia scuotere il mondo e liberarlo
dal lezzo disgustoso che lo soffoca sempre più.
...E poi volò verso la fine
senza rumore alcuno
leggero,
come fosse un fiore appena nato.
E poi,
carezzai la sua anima l'ultima volta
ingoiando gocce di mare,
nell'estremo saluto alla vita.
Mi disse piano:
"è il tempo che regola l'esistenza,
la felicità e la sofferenza,
le cose false e quelle vere...
E' il tempo che spegne le candele...
Io,
sono pronto".
Andò via.
Restò con me per sempre...
Donna selvaggia che corri con i lupi,
che sanguini senza morire,
perché quel sangue è potenza di vita
che solo in te si crea,
che ti prendi cura degli uomini,
eterni bambini,
dalla culla sino al letto di morte,
non cessare di essere tale,
non perdere la tua invincibile femminilità,
perché è in te la salvezza di tutti noi.
Uomini il cielo eretto
a loro tetto
dalle stelle lampadine magiche
di lunghe notti
vissute senza seni da accarezzare
e mani da stringere
per non aver paura
Dialoghi con la luna
che come una mamma
canta una ninna nanna
regalandogli un sonno
vissuto da sogni
sfumati nel fumo del braciere
acceso con vecchi giornali
La terra dei parchi
è il loro talamo
fanno l'amore con la solitudine
su lenzuola di cartoni
Negli occhi la dignità non è morta
nell'anima la rassegnazione è muta,
li distingue la forza per una vita
che tutto ha strappato
facendone coriandoli
affidati al vento
La società infingarda
del millennio tecnologico
dove i valori muoiono come soldati in guerra,
l'ignoranza pervade il cuore
di una moltitudine
che guarda a questi uomini
con disprezzo
scansandosi da loro come da vermi puzzolenti
Era questo che voleva Dio?
No …. ma disse Gesù
“Beati gli Ultimi”






