Terzine di endecasillabi a minore a rime incatenate.

[01]
È grigio il cielo d’inizio dicembre…
strada bagnata, vuota e silenziosa,
pochi augellin che cinguettano insembre

[02]
mentre natura in umido riposa
e il sole stesso si pone in arrocco
dietro una nube che par minacciosa

[03]
mossa pian piano d’umido scirocco
che anche nel fresco riesce a far sudare
me che il paesello tra minuti imbocco;

[04]
mi basta appena un metro a superare
questo vetusto e triste cimitero
ed il piazzale andare a attraversare

[05]
quando lo scorgo come un prigioniero
che si trascina curvo e claudicante,
par soffocato da un grave pensiero

[06]
di quei che fanno dal mondo distante,
della parola tolgono ogni voglia.
Muove a fatica la gamba tremante,

[07]
nel volto leggo un'infirmante doglia
mentre lo sguardo spento punta in basso
come bastasse a inciamparlo una foglia.

[08]
Sbilenco al muro si sostiene lasso,
alterna lento cammino e respiro
come reggesse un ponderoso masso…

[09]
Intuisco presto quale sia il suo giro:
lapide avrà visitata e baciata
ed ora in casa procede al ritiro,

[10]
casa da tempo d'ella abbandonata,
vecchia compagna di tutta la vita
più di se stesso per anni adorata

[11]
fin quando un giorno sua vita è finita
e solitudine in casa è venuta.
Rugiada in strada, visuale ingrigita.

[12]
Per questo serve qualcosa che aiuta
a dare a tutto quel che abbiamo un senso,
ma un senso che non incontri caduta

[13]
quando incontriamo il dolore più intenso,
quando perdiamo coloro che amiamo
di cui ci resta atroce vuoto immenso.

[14]
Per sopravviver quindi immaginiamo
un qualche ignoto preciso disegno,
burattinai che anche se non vediamo

[15]
rendono tutto di certezze pregno,
d’eterna vita nascosta presenza
se non per tutti, per chi ne sia degno

[16]
ossia per chi negando l’esperienza
sogna che morte sia solo un passaggio
in qualche strano flusso di coscienza

[17]
o in paralleli universi o miraggio
nascosto d’alme che ci stanno intorno,
cari che parton per un lungo viaggio

[18]
dal quale un giorno faranno ritorno
oppur saremo noi a ritrovarli
quando verrà l’ultimo nostro giorno.

[19]
Serve inventare un senso contro i tarli
che ci potrebbero terrorizzare
se stiamo troppo svegli ad ascoltarli

[20]
pensando che niun ci venga a guidare
in questo assurdo insensato cammino.
Eccoci quindi creatori inventare,
eccoci persi a cercare un destino.

02/12/2023

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Profilo Autore: ioffa  

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