Parte come sonetto classico di endecasillabi canonici da leggersi a maiore, ma poi dopo le due quartine a rime incrociate ABBA ABBA qualcosa va storto per colpa di una misinterpretata realtà che abbatte la metrica in nome dei pixel. E pure le rime vanno a farsi benedire nella coda.
No, non è più la logica che guida
il voler rispettare un mio pensiero
nel lasciare una riga per intero
o la pausa che il nostro ritmo incida
a mostrar quante sillabe decida
per aggiungere un tono ancor più vero,
render epico, altero oppure nero
quanto in quell'occasione il cuore grida.
No, piuttosto del display
d’un telefono larghezza
pare vogliano rispettare
la scrittura nel troncare
per “maggior naturalezza”,
e anche non apparire rei
di costringere a girarlo
pure in senso orizzontale
ed ho visto anche paro
le spezzate per la liber
tà di allungare un testo
senz’allargar contesto.
30/11/2024

Commenti
Mah, molti probabilmente hanno scritto poesie senza prima averne letta nessuna su un libro o quanto meno su un monitor grande più dello smartphone e si sono fatti di conseguenza una loro strana idea di cosa siano i versi.