Su lei in posa
come statua di Afrodite
un ramo di ciliegio riposa
e par le sue gote essere accudite
indugia un raggio
ove non seppi condurmi,
per suo innato coraggio
sulle labbra come a indicarmi
l’orizzonte oltre cui s’affanna
il dilaniato universo
che confonde ed inganna
facendo d’ogni uomo un animale disperso,
m’indicò altro raggio d’adagiarmi
su di esso per istinto millenario
ma io nel rifiutarmi
additai colei per cui fui così contrario,
ancor luce che sul suo viso inclina
per poi gettarsi incosciente su altri esemplari
ma nessuna natura le si avvicina
e son stanco di placare piaceri immaginari.

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