La sofferenza non si tocca, non è fatta di parole
Semplicemente è nella testa che si sente quel folklore,
Danzatrici, attori e musicanti trombettisti
Ma non c'è più stabilità per i folli equilibristi.
A volte mi concentro, ma ho tanto da imparare
Beh, Neanche questa volta son l'attore principale.
E mi segno i fallimenti, con la penna in calendario
Sognando giunga il mio momento, l'apertura del sipario.
E soffro, sono solo, grido dentro e cerco appiglio,
ma non c'è luce, è tutto scuro, della notte resto il figlio.
Ormai è andata, son caduto, non riesco più a rialzarmi, che neanche un grande attore riuscirebbe a interpretarmi.
E allora mi arrendo, su quel palco la trave,
sistemo bene il cappio , tra Beethoven e le sue Ottave.
Volevo far commedia, ma per voi ero un giullare,
Gradite forse lo spettacolo che potete ora ammirare?
Guardate un po' che strazio, ed angoscia che vi causo,
adesso son protagonista e mi merito un applauso.
La sofferenza ora si tocca, mai gentile questa vita,
spegnete tutti i riflettori, la mia recita è finita.
Commenti
(lascia perde' 'r cappio!!!)