Stavo stirando, quando sentii suonare il campanello. Alzai lo sguardo verso la porta pensando che forse si erano sbagliati. Non aspettavo nessuno, tantomeno di domenica. Ero abituata alle domeniche in totale solitudine.
Andai al citofono lentamente  e sentii suonare ancora una volta e in modo insistente. “Solo lui suonava così, ma non può essere, è partito l’anno scorso per la Francia.”
Alzai la cornetta del citofono:  “ Chi è?”
“Sabrina sono …”, riconobbi la voce, mi precipitai al cancello. Lo intravidi dietro le assi ancora chino verso il citofono. Mi fermai:“ Quante volte ti devo dire di non suonare così a lungo”. Lui alzò il viso e mi sorrise.
Aprii velocemente la porta. Ci guardammo per un attimo poi lui mi abbracciò. “Perché sei tornato, cos’è successo”. “ Sono tornato e basta”.
“ Vieni in casa, raccontami”.
“Stai stirando … anche quando ci siamo salutati prima della mia partenza stavi stirando, come ti ho lasciata ti ho ritrovata”
“ Ah sì, non ricordo”, dissi ridendo.
“Siediti, spengo la stirella e ci facciamo un tè”, andai verso la macchina e staccai la spina, mentre lui stava dicendo: “ Stira pure, perché smetti”.
Andai  verso la cucina e preparai il tè. Lui si sedette sul divano e si tolse il cappellino. Notai che aveva i capelli tagliati a zero e pensai che era bellissimo, ancora meglio di quando era partito.
“ Ti trovo bene, sei in forma”, dissi guardandolo fisso e sorridendo.
Anche lui mi guardava e disse: “ Anche tu stai bene, un po’ invecchiata …”
“Veramente, mi trovi invecchiata, non aspettavo nessuno, sono spettinata e in ciabatte e…..”
Lui iniziò a ridere, più parlavo e più lui rideva. “ Ahahah l’ho detto apposta, ahahah so che ci patisci”.
Si alzò dal divano, mi abbracciò “ Avvicinò la bocca al mio orecchio e sussurrò : “ Sei stupenda così, spettinata in ciabatte”. Tornò verso il divano e sedendosi continuò :“ Vecchietta sei ancora sola? Pensavo di trovarti con un uomo e temevo di prendermi delle botte”
“ Sì, sono ancora sola, tu in Francia chissà quante donne hai avuto …” , dissi mentre gli porgevo  la tazza di tè.  Mi sedetti accanto a lui e il suo sguardo rimase per un po’ a fissare la tazza, poi si girò verso di me: “ Grazie, sei sempre gentile. In Francia è un casino amore”.  Il suo sguardo era serio.  “ Ho seguito le vicende in tv e ti pensavo, tra l’altro uno degli attentatori  ha il tuo stesso nome …”, dissi sorridendo.  “ infatti”, disse lui, “almeno non ci assomigliamo …” , ci guardammo e ridemmo assieme. “ Per questo motivo sei tornato?”, chiesi  io preoccupata.
“Come sai lavoravo in un ristorante e il mio aspetto non nasconde il fatto che io sia arabo, le battute tra i clienti non mancavano. E’ stato il mio datore di lavoro a consigliarmi di tornare a casa per un po’ fino a quando la situazione non si fosse ristabilita”.
Lo guardai preoccupata e gli accarezzai il viso: “ Tu cosa c’entri? I clienti del ristorante che battute facevano? Che senso ha?”
“ Non ha senso infatti, non ha senso niente. “ Infatti, non tutti gli arabi sono così”, dissi cercando di consolarlo.
“Io conosco bene la mia cultura, ma ho studiato in Italia, io sono una  via di mezzo. Devo dirti, sapendo di farti inorridire, che capisco anche le teste calde che hanno sparato.” , disse serio. “Non li giustifico, ma capisco che in base all’educazione che hanno avuto e alle loro esperienze di vita possono essere arrivati a tanta follia”
“Anch’io grazie ai libri e a te so molto della tua cultura e immagino da dove arrivi tanta efferatezza”, gli presi la tazza di tè ormai vuota dalle mani e le riportai in cucina.
“Così, me ne sto un mese a casa, amore mio, tu come stai? Principessa triste e sempre sola … un po’ vecchiotta ah ah ah ah ”
Tornai a sedermi accanto a lui “ Io sto bene, giovane- bellissimo ragazzo, cosa farai in questo mese?”
“Mi riposo, aiuto i miei, vado a tagliare la legna e questa sera ti porto fuori a cena”. “ No, con un giovane arabo che si chiama come uno degli attentatori di Parigi non posso andare a cena ahahaha” Ridemmo assieme.
“Noi siamo un esempio”, dissi io alzandomi in piedi. “Sento che stai per fare un discorso importante”, disse lui sorridendo. “ Perché?” feci io stupita “ Perché ti sei alzata, in piedi … è sempre così”, disse lui ridendo.
“Noi siamo un piccolo esempio di integrazione, io sono cristiana, sono più grande di te” “ Più vecchia”, mi interruppe lui ridendo. Ridendo continuai “Tu sei  mussulmano, giovane, ma ci rispettiamo, ci siamo scambiati le nostre culture acquisendone il meglio”. Lui mi guardò e mi tirò verso di lui, mi fece posto sul divano. “Noi abbiamo avuto la fortuna di studiare, solo conoscendo bene la storia, la storia delle religioni di tutte le religioni, l’arte, la letteratura si forma il pensiero divergente, il pensiero critico, si rispettano le idee degli altri, si riesce a non pensare di possedere la verità assoluta”, mi diede un bacio sulla guancia.
“Hai ragione,  a questa ondata di intolleranza, a questa violenza che purtroppo contagia e affascina, si potrebbe rispondere costruendo scuole, tante scuole, anche nei paesi più sperduti.”, mi alzai nuovamente in piedi perché l’argomento mi agitava.
Lui sempre più tranquillo e quasi coricato sul divano sorrideva e parlava con gli occhi. “ Io ti amo” disse sottovoce. “ Lo so” Risposi sedendomi nuovamente sul divano.” Non te l’ho mai detto”, disse lui sorridendo.
“Lo sento, lo percepisco”, risposi prendendogli la mano. “Non abbiamo mai fatto l’amore”, disse lui abbassando lo sguardo. “ Non serve, non lo faremo mai, l’amore ha tante sfumature”, risposi guardando il soffitto. “ Ma proprio questa sfumatura doveva capitarmi, non sarebbe stato meglio quella del libro e del film” , rispose ridendo forte e io risi con lui.
“Alcuni dei miei fratelli arabi trattano da schifo le donne” “ Anche alcuni miei fratelli cristiani”. “ Facciamo così” , aggiunse lui “ In tutte queste scuole che si dovrebbero costruire aggiungi la materia educazione sentimentale e il rispetto per le donne”.
“Ora cambiati, usciamo. Per strada teniamoci per mano: due ragazzi che si rispettano, si amano con le loro differenze, la loro anima.”, "Come sei romantico" dissi io sorridendo.
Lui si alzò e mentre io mi avviavo verso la camera da letto disse ad alta voce:“Poi se la sfumatura cambia fammi sapere” .
 

 
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Profilo Autore: Barbara  

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Commenti  

nabrunindu
+1 # nabrunindu 22-02-2015 23:44
brava, molto elegante e alquanto interessante. bellissimo racconto moderno e attuale. :-)
Silvana Montarello
# Silvana Montarello 03-03-2015 11:35
Mi prende molto leggere i tuoi racconti...sei davvero bravissima,
leggo ed è come se mi sentissi dentro il tuo racconto, bravissima.
Barbara
# Barbara 03-03-2015 17:36
Vi ringrazio.
Per una come me che scrive per gioco leggere che una donna si sente "dentro il racconto" è gratificante. Ne fossi capace scriverei un libro per te Silvana... un romanzo d'amore naturalmente.

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