Arrancava nell'afa, capelli alla naziskin, canotta color zebù, pantaloni grigio zuavo, alito sottoascellare penetrante.
Nel via vai di gente che andava e che veniva, in quella prima settimana di agosto, la sua era una figura diafana, spettrale.
Nessuno faceva caso all'oggetto che quel soggetto faticava a trascinare, un valigione giallo senza rotelle, grosso come quello che tante donne si portano appresso, quando vanno in ferie, nel tentativo di metterci dentro di tutto e di più, alcune persino il bidet.
"Agosto moglie mia non ti conosco" recita un detto. Non c'entra nulla, ma serve a dare l'idea di quanto la gente, in quel periodo di vacanza, possa essere attenta e interessata alle cose che le accadono intorno. E in quella settimana di cose ne erano successe parecchie: il furto di un Pinturicchio,ì che qualcuno aveva creduto si trattasse del giocatore della Juventus Del Piero, l'accoltellamento fra due deputati a Montecitorio, lo scandalo dei calcio-pedofili, l'autodenuncia di duemila professionisti, come evasori fiscali ed altre cose ancora.
Naturalmente, non poteva mancare il delitto dell'estate perpetrato, si pensava a scopo di rapina, ai danni di un'anziana signora: La Vecchia.
I giornali erano pieni di notizie calde, ma nessuno sembrava farci caso; tutti avevano la mente rivolta verso cose più fresche. Soltanto gli occhi e gli orecchioni elettronici del Grande Fratello, rimanevano attenti a scrutare e ad origliare su ogni cosa, persino sulla privacy della gente.
L'uomo, affannato e inquietante, proseguiva lungo la via della stazione, col suo pesante fardello, ignorato da tutti, tranne che da una colonia di gatti randagi. Uno dietro l'altro, lo seguivano, passo dopo passo, annusando e leccando qualcosa che gocciava da quel grosso bagaglio. Erano strane macchie di rosso che, fondendosi col giallo della valigia, rendevano la cosa di una insolita surrealità romanista.
La vista di quel bizzarro corteo aveva attirato gli sguardi di animalisti, feticisti, tassisti e di molti passanti che, almeno per un momento, furono distratti da quel clima vacanziero che regnava dovunque.
Ad un sommario esame, ebbero tutti l'impressione che quelle gocce fossero sangue, tant'è che i gatti processionari le leccavano avidamente, non appena cadevano in terra.
L'idea, che quella valigia potesse contenere qualcosa di mostruoso, raggelò tutti quanti, malgrado il caldo.
Alcuni sussultarono dalla paura, altri vomitarono di disgusto, tutti si ricordarono della Vecchia e temettero di trovarsi davanti ad un feroce assassino. Ovunque, si sentiva bisbigliare: “E’ l’assassino, è l’assassino della Vecchia”.
Il centralino del 113 fu preso d'assalto e, a causa dell'intasamento, le telefonate vennero smistate anche al 114 e così a crescere fino ad arrivare persino alla Presidenza del Consiglio.
Intanto la polizia s'era già mossa, allertata dall'occhio bionico del grande fratello. Arrivarono poliziotti a piedi e persino volanti. Circondarono quell'uomo, gli puntarono addosso mitra, pistole e bombe carta, gli fecero tintinnare centinaia di manette sotto il naso e lo arrestarono, senza farsene accorgere.
Qualcuno lo caricò con forza dentro una macchina, qualcun altro gli strappò la valigia dalle mani, ma venne subito assalito dalla turba di gatti randagi, decisi a non mollare così facilmente la preda. La lotta fu dura e senza paura; alla fine, graffiati e sporchi di sangue e dopo aver sparato numerosi colpi in aria, i poliziotti ebbero il sopravvento e dispersero i miagolanti.
La valigia venne portata all'istituto di medicina legale; per tutti fu subito chiaro che all'interno ci sarebbe stato il corpo di un reato.
Fu un caso, ma per questa operazione e per la prima volta nella storia erano presenti tutti: questori, commissari, vice e faccendieri.
Il medico legale rassicurò gli agenti che avrebbe eseguito gli esami con l'urgenza che il caso richiedeva e sciolse quel consesso di tutori dell'ordine, dando loro appuntamento al primo pomeriggio di quello stesso giorno, per i rilievi generali del caso.
Intanto, la televisione continuava a mandare le immagini registrate dal grande fratello, in edizione speciale, mentre cronisti di tutte le reti, pubbliche e private, davano la caccia ai gatti della zona per le interviste del caso. Poco importava che non parlassero, ma che miagolassero; in televisione era normale che non si capisse nulla di quanto si diceva.
Nel primo pomeriggio, questori e compagni si recarono all'istituto di medicina legale. Su un tavolo di marmo, il primario e i suoi due assistenti avevano apparecchiato per il pranzo e stavano tranquillamente mangiando delle bistecche alla fiorentina, con contorno di rape lesse. Il tutto annaffiato con abbondante vino rosso. Alla vista dei poliziotti, non si scomodarono più di tanto e li invitarono ad assaggiare qualcosa, prontamente rifiutato da tutti, non tanto per gli alimenti, che li fecero rimanere con gli occhi di fuori per la bontà, quanto per l'insolita sala da pranzo.
Il primario, pulendosi i denti con uno stecchino, ruppe gli indugi e disse: signori, credo che il caso sia già risolto: è stata una macellazione in piena regola!
Il questore ed il commissario stavano per rispondere che l'avevano già intuito, ma le parole si fermarono loro in gola, come un rantolo, perché il primario continuò: c'erano, in quella valigia refrigerata, persino il certificato d'origine e la bolla di accompagnamento del quarto di vitello... e poi... guardate voi stessi... che dire di fronte a questa prova cucina!
Nel via vai di gente che andava e che veniva, in quella prima settimana di agosto, la sua era una figura diafana, spettrale.
Nessuno faceva caso all'oggetto che quel soggetto faticava a trascinare, un valigione giallo senza rotelle, grosso come quello che tante donne si portano appresso, quando vanno in ferie, nel tentativo di metterci dentro di tutto e di più, alcune persino il bidet.
"Agosto moglie mia non ti conosco" recita un detto. Non c'entra nulla, ma serve a dare l'idea di quanto la gente, in quel periodo di vacanza, possa essere attenta e interessata alle cose che le accadono intorno. E in quella settimana di cose ne erano successe parecchie: il furto di un Pinturicchio,ì che qualcuno aveva creduto si trattasse del giocatore della Juventus Del Piero, l'accoltellamento fra due deputati a Montecitorio, lo scandalo dei calcio-pedofili, l'autodenuncia di duemila professionisti, come evasori fiscali ed altre cose ancora.
Naturalmente, non poteva mancare il delitto dell'estate perpetrato, si pensava a scopo di rapina, ai danni di un'anziana signora: La Vecchia.
I giornali erano pieni di notizie calde, ma nessuno sembrava farci caso; tutti avevano la mente rivolta verso cose più fresche. Soltanto gli occhi e gli orecchioni elettronici del Grande Fratello, rimanevano attenti a scrutare e ad origliare su ogni cosa, persino sulla privacy della gente.
L'uomo, affannato e inquietante, proseguiva lungo la via della stazione, col suo pesante fardello, ignorato da tutti, tranne che da una colonia di gatti randagi. Uno dietro l'altro, lo seguivano, passo dopo passo, annusando e leccando qualcosa che gocciava da quel grosso bagaglio. Erano strane macchie di rosso che, fondendosi col giallo della valigia, rendevano la cosa di una insolita surrealità romanista.
La vista di quel bizzarro corteo aveva attirato gli sguardi di animalisti, feticisti, tassisti e di molti passanti che, almeno per un momento, furono distratti da quel clima vacanziero che regnava dovunque.
Ad un sommario esame, ebbero tutti l'impressione che quelle gocce fossero sangue, tant'è che i gatti processionari le leccavano avidamente, non appena cadevano in terra.
L'idea, che quella valigia potesse contenere qualcosa di mostruoso, raggelò tutti quanti, malgrado il caldo.
Alcuni sussultarono dalla paura, altri vomitarono di disgusto, tutti si ricordarono della Vecchia e temettero di trovarsi davanti ad un feroce assassino. Ovunque, si sentiva bisbigliare: “E’ l’assassino, è l’assassino della Vecchia”.
Il centralino del 113 fu preso d'assalto e, a causa dell'intasamento, le telefonate vennero smistate anche al 114 e così a crescere fino ad arrivare persino alla Presidenza del Consiglio.
Intanto la polizia s'era già mossa, allertata dall'occhio bionico del grande fratello. Arrivarono poliziotti a piedi e persino volanti. Circondarono quell'uomo, gli puntarono addosso mitra, pistole e bombe carta, gli fecero tintinnare centinaia di manette sotto il naso e lo arrestarono, senza farsene accorgere.
Qualcuno lo caricò con forza dentro una macchina, qualcun altro gli strappò la valigia dalle mani, ma venne subito assalito dalla turba di gatti randagi, decisi a non mollare così facilmente la preda. La lotta fu dura e senza paura; alla fine, graffiati e sporchi di sangue e dopo aver sparato numerosi colpi in aria, i poliziotti ebbero il sopravvento e dispersero i miagolanti.
La valigia venne portata all'istituto di medicina legale; per tutti fu subito chiaro che all'interno ci sarebbe stato il corpo di un reato.
Fu un caso, ma per questa operazione e per la prima volta nella storia erano presenti tutti: questori, commissari, vice e faccendieri.
Il medico legale rassicurò gli agenti che avrebbe eseguito gli esami con l'urgenza che il caso richiedeva e sciolse quel consesso di tutori dell'ordine, dando loro appuntamento al primo pomeriggio di quello stesso giorno, per i rilievi generali del caso.
Intanto, la televisione continuava a mandare le immagini registrate dal grande fratello, in edizione speciale, mentre cronisti di tutte le reti, pubbliche e private, davano la caccia ai gatti della zona per le interviste del caso. Poco importava che non parlassero, ma che miagolassero; in televisione era normale che non si capisse nulla di quanto si diceva.
Nel primo pomeriggio, questori e compagni si recarono all'istituto di medicina legale. Su un tavolo di marmo, il primario e i suoi due assistenti avevano apparecchiato per il pranzo e stavano tranquillamente mangiando delle bistecche alla fiorentina, con contorno di rape lesse. Il tutto annaffiato con abbondante vino rosso. Alla vista dei poliziotti, non si scomodarono più di tanto e li invitarono ad assaggiare qualcosa, prontamente rifiutato da tutti, non tanto per gli alimenti, che li fecero rimanere con gli occhi di fuori per la bontà, quanto per l'insolita sala da pranzo.
Il primario, pulendosi i denti con uno stecchino, ruppe gli indugi e disse: signori, credo che il caso sia già risolto: è stata una macellazione in piena regola!
Il questore ed il commissario stavano per rispondere che l'avevano già intuito, ma le parole si fermarono loro in gola, come un rantolo, perché il primario continuò: c'erano, in quella valigia refrigerata, persino il certificato d'origine e la bolla di accompagnamento del quarto di vitello... e poi... guardate voi stessi... che dire di fronte a questa prova cucina!

Commenti
Piaciuto tanto tanto Salvatore!
Ciao Elisa
Molto divertente, direi persino unica, come te.
Bravo! Ciao...
Mi ricordano un tale che diceva : bisturi, bisturi, garza.......il paziente è morto, possiamo andare ad operare da un altra parte..........