La stanza era avvolta ancora nel buio sebbene, fuori, splendesse un sole tiepido di primavera, già da un bel pò.
Fuori si respirava tutto il fragore del "risveglio", i profumi riempivano l'aria, il sole scaldava, dopo il gelido inverno. Filtrava dalle tapparelle di quella stanza silenziosa, in disordine: fredda, vuota, tanto vuota! Eppure era arredata con gusto; finanche una nota sensuale nei particolari, nei tessuti, le lenzuola, il bel piumino. Persino il profumo, che si diffondeva, era piacevole: lieve, speziato, avvolgente.
Eppure...era vuota: senza più anima! Aveva messo tutto il suo amore, il suo essere donna, per rendere quella casa calda, viva, vissuta. Un nido dove respirarsi, sentirsi, amarsi. Ora era la sua prigione, l'incubo di quasi ogni giorno. Ed era passato un anno e, a volte, si sentiva sola, triste.
...Sofia cercava di aprire gli occhi, mentre la mente era un turbinìo di pensieri. La sua testa era un frullatore di parole che si rincorrevano; un cerchio di parole che risuonavano tutte insieme. Lei cercava di metterle in fila, riordinarle, poi, finalmente...pensare, pensare bene. Era arrivato il momento di farlo!
Stese la mano cercando il cuscino di fianco al suo: appurò di essere sola. Con fatica si tirò sù cercando, ancora, di aprire gli occhi. Aveva un cerchio alla testa. Si ricompose un pò; trovò la camicia da notte sul pavimento, la infilò,
poi, cercò le pantofole, la vestaglietta. A fatica, arrivò in bagno: alzò lo sguardo allo specchio. I suoi occhi azzurri, due cristalli di mare, erano tumefatti, neri, piangenti. Era proprio lei?! Non era la prima volta che se lo chiedeva... Era successo ancora: Pietro le aveva messo le mani addosso, di nuovo. Pietro il suo grande amore, l'uomo della sua vita: l'uomo della sua vita in frantumi... Eppure lo amava! Lo aveva sempre amato, come lui amava lei; ma era un amore sbagliato, malato. Malato di gelosie, paure insicurezze. Eppure tante le qualità di lui: intelligente, generoso, bello come il sole, capace, in gamba. Si erano amati da subito, erano andati a vivere insieme ed era iniziato, dopo poco, il tormento di Sofia.
Un anno difficile, tra scenate, liti, botte e riappacificazioni. Poi, promesse, pianti di lui, scuse, il disagio del perdono.... E l'amore tornava. Si amavano con la spontaneità degli adolescenti, semplici, sinceri. Lui la riempiva di attenzioni, regali, complicità; lei dimenticava: sperava nel miracolo. Ma, all'improvviso, furiose, scoppiavano le liti; come un fulmine in piena estate. E quell'amore dolce, passionale, forte, bello, alzava muri di incomprensioni, paure, dolore, rasentando i confini dell'impossibile.... Eppure lui l'amava! Dolcissimo, caldo, premuroso: unico. Ma diveniva una mina vagante: guai se la gelosia s'insinuava nella mente. Allora l'amore, quell'amore immenso, spariva agli strattoni, ai pugni, agli schiaffi, a ogni lite successiva.
... Quella volta, la sera prima, Pietro era furioso. Secondo lui c'era troppa confidenza tra Sofia e un suo collega. Cosa non vera, ovviamente ma, nonostante lei glielo facesse notare, lui non se ne convinceva. A vederli insieme, lui diveniva un altro. Così, quella sera, appena lei rientrò, l'aggredì. Prima verbalmente, poi, l'afferrò e cominciò a colpirla. Dopo, pentito, piangendo, abbracciandola, gridandole che l'amava, chiese perdono, promise. Prometteva ancora! " Ti giuro, amore, non succederà più! "... Lei si lasciava convincere da quell'amore trasformato, violento, che, poc'anzi le aveva fatto tanto male. Perdonava quel bambino che chiedeva scusa e perdono. Soccombeva a quell'amore che urlava "amore"! Così si perdeva nei suoi abbracci, nei suoi baci: si perdeva sempre.
Troppo innamorata...E quella notte si perse ancora tra le sue braccia. Come poteva?! Eppure succedeva. Era la voglia di riprendere un amore che le scivolava via. L'amore che voleva non finisse; l'idea, balorda, che lui cambiasse, che quello fosse un amore "normale". " Tutto cambierà, poi! ", pensava. Ma quella notte Sofia, per la prima volta, in quegli attimi di intima passione, si sentì lontana, diversa: qualcosa era cambiato in lei!...
... Quella mattina, quel giorno pieno di sole, era per lei un giorno nuovo. Continuava a guardarsi allo specchio, ma non piangeva più: Qualcosa stava diventando grande in lei: la consapevolezza che tutto quello, NON POTEVA ESSERE AMORE.
Una forza nuova sentì, all'improvviso; i lividi facevano meno male, le ferite del cuore, sembrava bruciassero meno. Aveva deciso: sarebbe andata via, lontano, pur amando Pietro, ancora. Si preparò con cura, rimise a posto la camera, come se dovesse tornare a viverla. Preparò poche cose in un borsone, poi, prese carta e penna e cominciò a scrivere.
..." Continui a farlo, tu non capisci di me, non ascolti. Mi lasci sola, ogni volta, in questa stanza di inutili parole, promesse. Di vuoti silenziosi che ascolto da sola. In questo amore sempre al punto di partenza. Ho raggiunto un deserto, in questa nostra tempesta di sabbia mi sono persa… Ti ho perso!... Non è bello l'amore così. Volevo poter dire di non stancarmi mai di te, desiderare di non voler morire per non lasciarti solo. Sotto una pioggia di malinconia ho perso la gioia di te! Mi sono persa, ed ho perso l'amore per te!...Sofia."
... C'era ancora amore tra quelle righe, continuava a chiamarlo "amore", sentire amore. Le donne, quando amano lo fanno intensamente, forse allo stesso modo, poi, cominciano ad odiare. Quello era un amore che doveva tacere per sempre, e nel modo giusto, prima possibile.
... Lasciò il foglio sulla mensola, all'ingresso. Davanti ad una foto che li ritraeva felici, al mare. Due occhi, come cristalli di mare, un sorriso pieno di vita e tanti sogni, abbracciata ad un uomo che finiva di chiamarsi "AMORE"!...
Uno sguardo in giro, il borsone in spalla, le chiavi sulla mensola. Aprì la porta: il sole le arrivò come un abbraccio. Tutto il fragore della primavera l'accolse prendendola per mano. I colori, i profumi, la voglia di ridere. ... E sorrise e chiuse la porta.

Commenti
Grazie per il tu apprezzamento.
Ciao....
Ciao....
Ho fatto finire la mia storia con la consapevolezza di lei di un NON amore, ma non sempre è cosi. Magari potessero leggerlo donne maltrattate!
Mi spiace che ti sia arrabbiato, ma in giro c'è tanto di questa verità: fà rabbia pure a me.
Grazie, Nanni, un abbraccio ^.^
Ciao...
E' un circolo vizioso... l'uomo vilento, picchia la sua donna, come fosse di sua proprietà... e poi promette
che non lo farà più...e la donna, come al solito, ci casca per l'ennesima volta... illudendosi che un giorno sarà diverso...
Brava Giò, hai trattato un argomento importante.
Le donne dovrebbero imparare a non usare troppo il cuore e a non perdonare troppo facilmente.
Ciao, un abbraccio...
Non sarebbe ingiusto ripagare con la stessa malvagità, ma troppe le conseguenze, e poi ci vuole anche tanto coraggio e cattiveria pura.
Grazie, cara, per la tua presenza.
Ciao...
di patologico. In effetti questa signora è tornata a vivere, nel momento in cui l'ha lasciato, anche se ci ha messo parecchio tempo a decidersi, proprio come hai scritto tu. Brava Giò