Anna era sempre stata minuta, di bassa statura e timida, ma allo stesso tempo le era facile fare amicizia. Quando non poteva incontrarsi con le sue amiche e i suoi amici trascorreva il suo tempo libero leggendo o ascoltando musica e non volendo trascurare queste sue passioni, si impegnava nello studio svolto soprattutto a scuola.
Era cresciuta all’insegna di sani valori come rispetto, generosità, solidarietà senza mai pensare di doversi difendere da persone che invece davano spazio ad azioni spinte da offese d’ogni tipo.
Fu alle medie che iniziò a conoscere questo aspetto negativo della gente.
Nella sua classe c’era Maria Rosaria, ragazzina molto alta e di corporatura molto grossa per cui veniva derisa da tutte le altre ragazzine. Per mettere fine ai torti nei suoi riguardi e per essere accettata dalle altre, rivolse diverse sgarberie ad Anna che subiva con silenzio e pazienza capendo i perché di quelle azioni.
Ogni giorno la compagna trovava un modo per oltraggiarla, ma ben presto capì come infastidirla più facilmente.
A quei tempi Anna, quasi tutti i pomeriggi, oltre che a dedicarsi a gruppi di scrittura e lettura iniziò lezioni di ballo e canto perciò se in aula mancava qualche professore o professoressa mentre gli altri chiacchieravano, lei si sedeva all’ultima fila dei banchi e svolgeva compiti assegnati nelle lezioni precedenti.
In quei momenti Maria Rosaria le si avvicinava disturbandola facendo cadere sul pavimento libri, quaderni, penne sistemati sul banco o peggio ancora strattonandole il braccio o tirandole i capelli con quanta più forza poteva istigata dalle altre.
Il primo anno trascorse così, ma la ragazzina si ripromise che dall’anno successivo la situazione sarebbe cambiata!
E così fu.
Già dai primi giorni ricominciò ai suoi danni ogni possibile atto di bullismo e dopo mesi, una mattina, non tollerò più nulla di tutto questo però anziché reagire alla stessa maniera si limitò con espressione spazientita ad alzarsi respirando profondamente e affrontare Maria Rosaria a muso duro.
Con sguardo serio le disse che aveva subito capito, osservandola al di fuori del contesto scolastico, il motivo della sua ostilità, il desiderio di non essere derisa e umiliata per la sua stazza, la speranza di essere accettata per quello che realmente era, cioè una ragazza grossa e muscolosa, sì, ma con un animo buono e volenteroso nello stare in armonia con tutti. Le spiegò che non era sicuramente quello il comportamento giusto per creare solidi e duraturi rapporti amichevoli e infine, sorridendole, le prese le mani dandole la certezza che la sua prima nuova amica l’aveva già trovata e la stava guardando dritta negli occhi.
Maria Rosaria scoppiò in un pianto liberatorio che disse più di mille parole e quella difficile mattinata si concluse col più ricco degli abbracci e con l’inizio di una forte amicizia che tuttora dura.
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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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