SIGNOR X
Non ce credereste,ma ogni mattina quanno s’ alza è come se nascesse un giorno de felicità, eppure lui non è veramente felice…è sereno.Il sole che gaio e lucente entra attraverso le fessure in quella stanza semibuia, ma calda.Questo sole lucente che riscalda tutto,che ama.Tutto sommato se sente felice.Se alza lentamente e quasi come per aggrapparsi a quarche cosa,va barcollando qua e là….se lava …se mette er solito vestito…er solito vecchio cappello impolverato e… lentamente fa scorrere la porta dietro de sé e guarda quella lunga fila de scale, comincia a scende piano piano e, meccanicamente so i piedi che contano li scalini…uno,due…tre…devo da sta attento a non scivolà.
La mano s’aggrappa alla ringhiera e guarda in giù quel vortice de voto che aspetta laggiù in fondo.
Seguita a scende…finalmente arriva al primo piano e quasi d’improvviso,come tutti i giorni na figura lo guarda attentamente, se guardeno tutte e due per molto tempo.Se scrutano negli occhi. Na figura strana…er cappello messo alla sghimbescia…i capelli grigi,gli occhi affossati, quarche ruga e lo sguardo triste, ma sereno.
Er bastone, er fiore all’occhiello…se guardeno e ,non si sa spiegà come, ma se sente felice.In tutti quegli anni è l’unica persona che s’è fermata ad osservarlo così a lungo…e adesso gli sorride.” Buon giorno Signor X”.Quello non gli risponde,ma sorride… tendono la mano, ma non se la stringono…come sempre.Se guardeno ancora a lungo e poi seguita a scende le scale e come sempre se volta indietro guarda e quella figura come un mistero non c’è più,svanisce…lui ormai non ce fa più caso…prosegue.Eccolo davanti al portone grigio, assaporare quell’aria fresca, anche se piena de gas, ma sempre bella…assaporare la gioia de vive, er sole che ti riscalda, che t’illumina…che te prende e te vole trasportà in questa vita gagliarda…E via, di nuovo barcollando per le strade ad affrontà la giornata come sempre.
È un giorno come n‘altro…l’inquilino der piano de sotto,che stà lì ar primo piano, davanti a quel grosso specchio, è tutto vestito in chiccheri e piattini…come è bello! Er profumo..tutto oliato in testa…se guarda e l’immagine non è così nitida, è come opaca. Nonostante lui sorrida, lo sguardo riflesso è triste.
“ A sora Lidia, ma che gli ha preso a sto specchio…non è più nitido chiaro e poi me sembra nà cosa triste,funerea.”
“ E che volete sor Augu! Podarsi che pure lui risente de sto giorno triste.”
“ Perché? Che è successo?”
“ come non lo sapete?”
“ no, ma dite”
“ E’ morto l’inquilino dell’ultimo piano”
“ Chi? Quer mendicante, vestito con tutti quei stracci…col fiore appassito…che spesso se fermava qui davanti a sto specchio?Dicono che era un po’ matto.”
No, non ero matto…pensa in quella stanza buia,dentro quella bara nera…E..quando le luci fioche,tremolando,un po’ davanti e un po’ de dietro a lui,scendono le scale lentamente…con qualche pianto…lui conta ancora quei scalini…uno,due,tre, ma stavorta non indugia,è sicuro…Quanti visi intorno…visi de sempre , ma diversi..
Se fermano al primo piano,quasi come un destino.C’è solo l’immagine cupa,grigia,con quattro candele.Rimane quasi sbigottito.Vorrebbe scusarsi….perchè a forza de stà solo…l’abitudine…la solitudine,lo avevano confuso.
Credeva de trovà na persona amica, invece era uno specchio.Peccato che solo ora l’ha capito.Avrebbe voluto che interra qualche omo con l’amore lo avesse aiutato, l’avesse distolto da quell’abitudine.
“ Buon giorno,signor X…”Lo specchio , quasi come rendendosi conto che perde n’ amico sincero, s’incrina e se spezza.
“ nun piagne, che io so felice.”
E comincia a sali lungo quella luce de sole che ha sempre amato…e sale…e sale…e vede quella bara fredda scenne le scale….arrivà al portone.Nella vita ha avuto fame,ma gli altri non l’hanno sfamato. Raramente in qualche tozzo de pane ha trovato un po’ d’amore,na parola amica.Intanto,laggiù piagneno al passaggio della bara.Ecco! Quell’ometto piangne mentre le dite gliè contano li sordi e pensa alle cambiali,alla macchina…all’amica.
C’è da comprà er sapone…la bistecca…er formaggino.
Ha!C’è la sora Linda “ Poveraccio è morto!”
“ Ma tu lo conoscevi?”
“ L’ho visto quarche vorta”.
Che confusione de pianti,de parole…de pensieri…che egoismi.
Ma lui è già in alto.Non sente né pianti, né parole.
Va sempre più sù dove c’è profumo e musica.E’ arrivato là dove c’è il Signore nostro Gesù.Loro se so sempre capiti,amati.Hanno dato qualcosa de sé stessi.Si,pensa,la vita è amore, è donazione.
“Ma voi laggiù non piagnete,che intanto quanno morirete,forse troverete quarcun’altro che al posto vostro conterà li sordi…penserà alla cambiale,alla macchina,all’amica.Ma ,forse quarcuno finalmente,capirà cos’è la vita e allora non saranno più lacrime,ma sarà la gioia a voi de morì e all’artri de restà in vita."
Non ce credereste,ma ogni mattina quanno s’ alza è come se nascesse un giorno de felicità, eppure lui non è veramente felice…è sereno.Il sole che gaio e lucente entra attraverso le fessure in quella stanza semibuia, ma calda.Questo sole lucente che riscalda tutto,che ama.Tutto sommato se sente felice.Se alza lentamente e quasi come per aggrapparsi a quarche cosa,va barcollando qua e là….se lava …se mette er solito vestito…er solito vecchio cappello impolverato e… lentamente fa scorrere la porta dietro de sé e guarda quella lunga fila de scale, comincia a scende piano piano e, meccanicamente so i piedi che contano li scalini…uno,due…tre…devo da sta attento a non scivolà.
La mano s’aggrappa alla ringhiera e guarda in giù quel vortice de voto che aspetta laggiù in fondo.
Seguita a scende…finalmente arriva al primo piano e quasi d’improvviso,come tutti i giorni na figura lo guarda attentamente, se guardeno tutte e due per molto tempo.Se scrutano negli occhi. Na figura strana…er cappello messo alla sghimbescia…i capelli grigi,gli occhi affossati, quarche ruga e lo sguardo triste, ma sereno.
Er bastone, er fiore all’occhiello…se guardeno e ,non si sa spiegà come, ma se sente felice.In tutti quegli anni è l’unica persona che s’è fermata ad osservarlo così a lungo…e adesso gli sorride.” Buon giorno Signor X”.Quello non gli risponde,ma sorride… tendono la mano, ma non se la stringono…come sempre.Se guardeno ancora a lungo e poi seguita a scende le scale e come sempre se volta indietro guarda e quella figura come un mistero non c’è più,svanisce…lui ormai non ce fa più caso…prosegue.Eccolo davanti al portone grigio, assaporare quell’aria fresca, anche se piena de gas, ma sempre bella…assaporare la gioia de vive, er sole che ti riscalda, che t’illumina…che te prende e te vole trasportà in questa vita gagliarda…E via, di nuovo barcollando per le strade ad affrontà la giornata come sempre.
È un giorno come n‘altro…l’inquilino der piano de sotto,che stà lì ar primo piano, davanti a quel grosso specchio, è tutto vestito in chiccheri e piattini…come è bello! Er profumo..tutto oliato in testa…se guarda e l’immagine non è così nitida, è come opaca. Nonostante lui sorrida, lo sguardo riflesso è triste.
“ A sora Lidia, ma che gli ha preso a sto specchio…non è più nitido chiaro e poi me sembra nà cosa triste,funerea.”
“ E che volete sor Augu! Podarsi che pure lui risente de sto giorno triste.”
“ Perché? Che è successo?”
“ come non lo sapete?”
“ no, ma dite”
“ E’ morto l’inquilino dell’ultimo piano”
“ Chi? Quer mendicante, vestito con tutti quei stracci…col fiore appassito…che spesso se fermava qui davanti a sto specchio?Dicono che era un po’ matto.”
No, non ero matto…pensa in quella stanza buia,dentro quella bara nera…E..quando le luci fioche,tremolando,un po’ davanti e un po’ de dietro a lui,scendono le scale lentamente…con qualche pianto…lui conta ancora quei scalini…uno,due,tre, ma stavorta non indugia,è sicuro…Quanti visi intorno…visi de sempre , ma diversi..
Se fermano al primo piano,quasi come un destino.C’è solo l’immagine cupa,grigia,con quattro candele.Rimane quasi sbigottito.Vorrebbe scusarsi….perchè a forza de stà solo…l’abitudine…la solitudine,lo avevano confuso.
Credeva de trovà na persona amica, invece era uno specchio.Peccato che solo ora l’ha capito.Avrebbe voluto che interra qualche omo con l’amore lo avesse aiutato, l’avesse distolto da quell’abitudine.
“ Buon giorno,signor X…”Lo specchio , quasi come rendendosi conto che perde n’ amico sincero, s’incrina e se spezza.
“ nun piagne, che io so felice.”
E comincia a sali lungo quella luce de sole che ha sempre amato…e sale…e sale…e vede quella bara fredda scenne le scale….arrivà al portone.Nella vita ha avuto fame,ma gli altri non l’hanno sfamato. Raramente in qualche tozzo de pane ha trovato un po’ d’amore,na parola amica.Intanto,laggiù piagneno al passaggio della bara.Ecco! Quell’ometto piangne mentre le dite gliè contano li sordi e pensa alle cambiali,alla macchina…all’amica.
C’è da comprà er sapone…la bistecca…er formaggino.
Ha!C’è la sora Linda “ Poveraccio è morto!”
“ Ma tu lo conoscevi?”
“ L’ho visto quarche vorta”.
Che confusione de pianti,de parole…de pensieri…che egoismi.
Ma lui è già in alto.Non sente né pianti, né parole.
Va sempre più sù dove c’è profumo e musica.E’ arrivato là dove c’è il Signore nostro Gesù.Loro se so sempre capiti,amati.Hanno dato qualcosa de sé stessi.Si,pensa,la vita è amore, è donazione.
“Ma voi laggiù non piagnete,che intanto quanno morirete,forse troverete quarcun’altro che al posto vostro conterà li sordi…penserà alla cambiale,alla macchina,all’amica.Ma ,forse quarcuno finalmente,capirà cos’è la vita e allora non saranno più lacrime,ma sarà la gioia a voi de morì e all’artri de restà in vita."
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