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Profilo Autore: Sandrino Aquilani  

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Ti voglio...

per gli occhi tuoi color turchino,

grandi, come quelli di un bambino,

che scrutarmi sento, dentro, in questo flebile mattino.

Ti voglio...

perché adoro la tua voce,

che mi emoziona e dissolve la mia pace,

carpendo l'anima, come un affascinante rapace.

Ti voglio...

perché, di te, ho scoperto il meglio,

ciò che è nascosto nel corpo tuo, all'interno,

che su di me hai riversato

finito nel profondo, dove l'anima hai toccato.

Ti voglio...

per essere baciata dalle labbra tue, bramate

da cui fuoriescono dolci parole, d'amore assetate

che mi travolgono, penetrandomi la mente

e soprattutto il cuore, mai sazio e insofferente.

Ti voglio...

per unirmi a te in una dolce fusione

per sublimarci d'emozione e d'impaziente passione,

in un crescendo ritmico fervente,

fatto di sesso e d'amore sconvolgente.

Ti voglio...

poiché sento che, in te, mi sto elevando

in un presente che, del senso, era stato sottratto

e che, di te, quale ragione di vita, s'è empito,

affinché osteggiare triste e malevolo destino.

E per questo, amandoti, ti sussurrerò piano...

amore mio... ti amo.

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Profilo Autore: IRIS VIGNOLA  

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Profilo Autore: IRIS VIGNOLA  

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Viva certezza o drammatica illusione,
alternantisi quanto mai fugacemente,
fiancheggiando felicità e sconforto,
sorrisi e lacrime sul volto...
Sovente, soppeso sulla mano.

Le labbra che saranno offerte,
dischiuse, nell'attesa d'essere baciate,
col rosso di passione ho tinteggiate,
contando che non sia solo il miraggio
d'aver un bacio tuo appassionato.

Girando e rigirando sottosopra la clessidra,
prim'ancora che la fine alfine venga,
barattando facoltà d'agir col nulla,
raggirerò l'amato e, nel contempo, odiato tempo,
giammai scivolerà, di sabbia, l'ultimo granello.

Renderò eterno l'ultimo secondo,
inibendo l'integro scorrer del minuto,
diverrò fata o maga o ancora strega,
ingannando in tal maniera l'attesa che tu giunga,
ad appagare, del tuo amore, la mia sfrenata voglia.

Rifletterò la mia immagine allo specchio,
con speme che rimanga tal rossetto,
per morir sulla tua bocca, mio desio. 
Vedrò però sol l'anima che spera,
che giunga amore, non viceversa una chimera.
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Profilo Autore: IRIS VIGNOLA  

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Profilo Autore: Horion Enky  

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Incedendo sì piano su rena bagnata,
i suoi piedi imprimevano l'orme,
da cui rifluiva sovente dell'acqua salata.

Attendeva l'arrivo fremente dell'onda,
su cui spuma leggiadra, sbocciando, adornava,
ch'appariva dissolversi al tatto.

Innalzava lo sguardo più in alto del cielo,
perso nella sua muta preghiera,
atta a chiedere venia al suo Dio.

Se ‘l desio del creato dinanzi
le rapiva la mente
e l'effluvio, sì acre, i suoi sensi...

Se dal cuore esondava l'amore,
per quel mare ch'amava d'immenso,
da mancarle, al pari del fiato e di cui recepiva ‘l respiro...

Se ancor percepiva ‘l rimpianto
d'aver tutto quel ch'agognava, sì tanto,
all'inverso d'un paio di diafane ali...

E se ‘l vento arrecava quel canto,
nel sfiorar l'impalpabile corpo,
suscitandole brividi intensi...

Smoderato l'incanto, a quel mare,
‘l suo Padre Celeste avea dato.
Non potea darle torto, se tardava a tornare.
A librarsi nell'aria, su... In alto.
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Profilo Autore: IRIS VIGNOLA  

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Nel sentor d’erba bagnata,
la violenza scatenata sul mio corpo;
dita forti mi strappavano i vestiti,
lacerandomi le carni e il mio cuore.
Assetato di dolore,
arrancando, dissetasti la tua oscena bramosia,
tra le gambe insudiciate,
sia di terra che di sangue.

Più serravo e più impazzivi, scatenando la tua furia,
soggiaceva, in me, la femmina alla lotta
e strappando i miei capelli, addentravi il tuo piacere
in quel nido che violavi e violentavi,
col tuo sadico furore d’una belva assatanata.

Mi schifasti,
delle mani che infilavi nei segreti del mio corpo;
del tuo fiato, ch’esalavi dalla bocca spalancata,
sulle labbra mie, sfinite dalle grida disperate;
del tuo umore, che spargesti nelle viscere nascoste.
Del mio male, appagasti la libidine crescente.

Te ne andasti come un vile vincitore,
la tua spada nella guaina,
quel tuo ghigno d’un demonio...
Lo ricordo come allora!

Non più grida dalla bocca, eran morte nella gola.
E le lacrime di pioggia si versarono sul viso,
per mondarlo dal mio pianto, nel fragore del silenzio.
E la terra infradiciata mi donava il suo tepore;
come madre, mi cullava.

Un effluvio mi arrivò, dritto, alle nari,
non me n’ero accorta prima...

Mi voltai... e vidi quel fiore...
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Profilo Autore: IRIS VIGNOLA  

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E l'Angelo guardò la luna,
contemplandola come Venere sognante,
attonito e assorto, senza distoglier sguardo,
dacché, già, l'avea notata,
la notte, al suo usual incedere fatato,
mai rimirandola come in cotal momento.

Parea dipinto,
sì talmente immobile com'era, da parer finto,
tutt'uno, sopra l'esiguo scoglio che l'accoglieva.
Turbato, com'un innamorato, ebbro d'ardore,
ch'andava a intonar la serenata ch'avea nel cuore.
S'avesse avuto voce, per quel cantico d'amore!

Regina della notte, al palesars'in cielo,
enfasi e stupore, per l'astro incoronato d'alone luminoso,
che riflettea sul mar barlumi luccicanti a pelo d'acqua,
brillanti luccichii d'argento,
sopr'al candido riverbero, delineante strana rotta.

Rotta del desiderio... pensò l'Eccelso.

E l'Angelo guardò la luna,
pensando alla sua veste immacolata-
Perpetuo, il suo scrutare solitario,
nel tempo suo ch'andava a terminare,
gioendo, di splendor ch'avrebbe perso,
non soffermandosi, quell'attimo d'eterno.

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Profilo Autore: IRIS VIGNOLA  

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Profilo Autore: anite  

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