Quando la tua mano, mi trattiene
un fiume in piena di parole, gonfia la mia gola
Quando la mia mano, ti trattiene
le anse del mio cuore, accolgono i tuoi chiari occhi
Quando lasciamo le mani
il mare del tempo, ci trattiene come prigionieri
naufraghi senza aiuto
Avrai ancora
le mie dita fra i capelli
e il nostro guardarci silenzioso,
ché tacere vicini
è già dirsi tutto quanto.
Nel continuo rinnovarsi del presente
sarai ancora consapevole
che appartenerci
è la nostra libertà
e la nostra forza.
Domani ancora e ancora.
dai denti a sciabola
e cavallo della prateria.
Sono stato indiano
del Sud Dakota
e Re Cervo ad Avalon.
E quante onde ho visto
infrangersi sulle scogliere di Dover
mentre ero alto nel cielo
e il vento mi accarezzava le piume.
Ricordo di me
cavaliere solitario,
martire cristiano, ebreo
e vittima dell'Inquisizione.
Ma per quante vite
mi sforzo di riportare
alla memoria cosciente
mai ricordo di averti incontrata.
Mai ho trovato
in nessun abbraccio
la tua purezza e il tuo candore.
Ora, in questo secolo,
stanco di confondermi,
mi chiedo quante vite ancora
vivrò senza te,
inutilmente.
Questi ed altri mille pensieri
affollavano la mia mente
come colombi a piazza S. Marco
il primo giorno che ti vidi
e come colombi inseguiti da un bambino
quel giorno volarono via.
Ogni volta che vai via
il cielo arrossisce di rabbia
e una lacrima d'oro
si allunga sul mare.
Il buio della solitudine
mi avvolge.
Ma ritorni.
Ogni volta ritorni
e vien già voglia
di strapparti la promessa
che non andrai più via,
ma non c'è verso
di cambiarti.
Nella promessa mancata
c'è la certezza del ritorno
e l'illusione che sia
per me soltanto
mi lascia incantato.





