Agitando appena l’azzurro
il corpo si disfa del corpo
Sviene, nel vestire
l’irragionevole tempo
ma del dolore perduto
riprende uno sboccio
solitario, pungente
nel refolo giallo di una foglia
e la sua ampiezza ballerina
6 commenti
Sono tornato indietro
ai tuoi sorrisi,
al tempo dei baci,
allo sfrego dei corpi.
Non ho più mortificato
la libertà d’amare,
la stranezza della vita.
Tra nuovi amori
sono autunno intorno,
mite ed evocativo,
protagonista di passioni
nel mondo invisibile
sognato e sbandato.
I miei racconti
cesellano i ricordi,
sonnolenti e umani,
io non più distratto
da quello che avveniva
ai tuoi sorrisi,
al tempo dei baci,
allo sfrego dei corpi.
Non ho più mortificato
la libertà d’amare,
la stranezza della vita.
Tra nuovi amori
sono autunno intorno,
mite ed evocativo,
protagonista di passioni
nel mondo invisibile
sognato e sbandato.
I miei racconti
cesellano i ricordi,
sonnolenti e umani,
io non più distratto
da quello che avveniva
Non sbiadisce il vigneto,
che fertile, emana profumo di vita
e grandi ceste riempie
di ebbrezza e di saggezza.
Di sguardi, che ormai stanchi
e senza incanto
scrutano le fitte nebbie,
imperatrici di nostalgia
e arrampicanti malinconie.
Autunno…
di struggenti nature morte Caravaggesche,
e il vino di Dioniso,
che ancora induce
alla perduta leggerezza.
Profumo del creato,
che ora ama addormentarsi,
per sognare i giorni antichi,
di foglie ancora verdi
e speranze senza fine.
che fertile, emana profumo di vita
e grandi ceste riempie
di ebbrezza e di saggezza.
Di sguardi, che ormai stanchi
e senza incanto
scrutano le fitte nebbie,
imperatrici di nostalgia
e arrampicanti malinconie.
Autunno…
di struggenti nature morte Caravaggesche,
e il vino di Dioniso,
che ancora induce
alla perduta leggerezza.
Profumo del creato,
che ora ama addormentarsi,
per sognare i giorni antichi,
di foglie ancora verdi
e speranze senza fine.
Salve melograno dal triste sorriso
che adorni il cortile baciato dal vento
non so se pensarti un eterno scontento
oppure attaccato ad un ramo indeciso,
l’alloro ti guarda dall’alto glorioso
di memori fasti e sonanti corone
d’antichi poeti che in una canzone
han fatto la storia del tempo gioioso,
il fico in disparte ha ceduto i suoi frutti
inutili ai piedi del tronco nodoso
e versa una lacrima triste e pensoso
ai giorni che i rami li avevano tutti;
le foglie ingiallite si lasciano andare
al soffio leggero di un vento serale
e cadono a terra con una spirale
di brezza nostalgica dolce cullare,
il magico autunno dai mille colori
accoglie i profumi degli alberi spogli
dei loro ricordi di antichi germogli
di loro memorie fatiche e dolori.
che adorni il cortile baciato dal vento
non so se pensarti un eterno scontento
oppure attaccato ad un ramo indeciso,
l’alloro ti guarda dall’alto glorioso
di memori fasti e sonanti corone
d’antichi poeti che in una canzone
han fatto la storia del tempo gioioso,
il fico in disparte ha ceduto i suoi frutti
inutili ai piedi del tronco nodoso
e versa una lacrima triste e pensoso
ai giorni che i rami li avevano tutti;
le foglie ingiallite si lasciano andare
al soffio leggero di un vento serale
e cadono a terra con una spirale
di brezza nostalgica dolce cullare,
il magico autunno dai mille colori
accoglie i profumi degli alberi spogli
dei loro ricordi di antichi germogli
di loro memorie fatiche e dolori.

La felicità
non è un'illusione
perchè ci sono attimi
in cui essa mi sfiora
e si allunga leggera
tra i miei pensieri.
Tuttavia
ho dissanguato attesa
sulle scale del tempo...
E' come un Tango Flamenco
questo Addio
mascherato di silenzio.
non è un'illusione
perchè ci sono attimi
in cui essa mi sfiora
e si allunga leggera
tra i miei pensieri.
Tuttavia
ho dissanguato attesa
sulle scale del tempo...
E' come un Tango Flamenco
questo Addio
mascherato di silenzio.
Il rumorio delle foglie martiri
dell'autunno che avanza
calpestate da mille passi
diffondono nell'aria profumi arcani
La nebbia leggera sale
dalla terra umida
per le lacrime di pioggia
di nuvole stanche
Il creato si veste di macchie
dai toni di ocra, di rossi sfumati
natura morta di un eminente pittore
Vibra nell'aria musica dolce
di note sfuggite
ad un pentagramma virtuale
Insieme di fenomeni sublimi
fan battere il mio cuore stracciato
di nuova passione,
mi lascio scivolare nell'abbraccio
dell'autunno, romantico amante
Il corpo prestante, mi avvolge
ed è amore, passione,
orgasmo di colori, suoni e profumi
violentata ed amata
divento fata dei boschi
Sentore di muschi, funghi e castagne
è magia d'autunno
Cammino nel silenzio
solo il rumore delle foglie ingiallite
cadute dalle quercie e frantumate dai miei passi
la melodia del silenzio
e i suoni della natura mi cullano l'anima
dove i pensieri li porta via come ali di farfalla
Sotto un cielo pallido volteggiano nel vento variopinte di foglie
opaca è la luce del sole dove preludia la pioggia
dell'estate che muore
in questo posto incantato da una musica soave del ruscello
lascia il segno nel cuore
solo il rumore delle foglie ingiallite
cadute dalle quercie e frantumate dai miei passi
la melodia del silenzio
e i suoni della natura mi cullano l'anima
dove i pensieri li porta via come ali di farfalla
Sotto un cielo pallido volteggiano nel vento variopinte di foglie
opaca è la luce del sole dove preludia la pioggia
dell'estate che muore
in questo posto incantato da una musica soave del ruscello
lascia il segno nel cuore
Il profumo dell'autunno lo percepisci
annusando l'aria fresca del mattino
nella rinnovata contemplazione della natura trascolorante
nei suoi misteriosi silenzi
nei suoi tersi e magici tramonti
nell'interpretazione esaltante di una celebre musica vivaldiana ad esso dedicata
nel contatto pervicace con l'elemento primordiale dell'acqua
nelle sue foglie morte ma così utili al bosco
tempo in cui la dolce uva è regina
in cui si va piacevolmente per funghi o per castagne
tempo intermedio, di trapasso
il Santo Natale è alle porte
tempo di raccoglimento.
annusando l'aria fresca del mattino
nella rinnovata contemplazione della natura trascolorante
nei suoi misteriosi silenzi
nei suoi tersi e magici tramonti
nell'interpretazione esaltante di una celebre musica vivaldiana ad esso dedicata
nel contatto pervicace con l'elemento primordiale dell'acqua
nelle sue foglie morte ma così utili al bosco
tempo in cui la dolce uva è regina
in cui si va piacevolmente per funghi o per castagne
tempo intermedio, di trapasso
il Santo Natale è alle porte
tempo di raccoglimento.
Immagine di mele raccolte per terra,
immenso giardino con alberi in fila
e cesti col odore di fieno che portano falce -
un ombra dietro l'albero di prugne che ride;
Appena mi festeggiassero e mi sentivo sola
come un bambino lasciato orfano nella stoppia
che stava cercando nel solco lungo, straziante
un conforto, una buona parola
e le labbra che sussurrano tenerezza.
Piangevo vedendo ogni autunno
come sola al mondo mi lasciavano
e seguivo l'auto lunga, luccicante
che indifferente li portava via in un istante!
Avevo solo il noce col ramo di pietra
che nido e conforto mi offriva -
consultavo la foglia la quale
sulla terra il sonno era andata a cercare.
E ogni autunno era inverno
perché amici d'anima cercavo
avevo nel cortile quell'angolo dove
mi rifugiavo, dagli occhi cattivi, lontana;
un solo amico mi parlava in notte anche
e mi portava con lui per rive del sogno
era un libro vecchio, abbagliante
raccoltato dai scaffali polverosi, grigi,
in fila chiusa.
Ma l'autunno odorava col sapore di vino,
e castagne, e uva, e noci, e sole
che riscaldava più sobrio, calmo
lasciandomi ancora dormire nel grande albero di noce
che avvolgeva mio corpo di bambino frettoloso
di crescere e di volare.
immenso giardino con alberi in fila
e cesti col odore di fieno che portano falce -
un ombra dietro l'albero di prugne che ride;
Appena mi festeggiassero e mi sentivo sola
come un bambino lasciato orfano nella stoppia
che stava cercando nel solco lungo, straziante
un conforto, una buona parola
e le labbra che sussurrano tenerezza.
Piangevo vedendo ogni autunno
come sola al mondo mi lasciavano
e seguivo l'auto lunga, luccicante
che indifferente li portava via in un istante!
Avevo solo il noce col ramo di pietra
che nido e conforto mi offriva -
consultavo la foglia la quale
sulla terra il sonno era andata a cercare.
E ogni autunno era inverno
perché amici d'anima cercavo
avevo nel cortile quell'angolo dove
mi rifugiavo, dagli occhi cattivi, lontana;
un solo amico mi parlava in notte anche
e mi portava con lui per rive del sogno
era un libro vecchio, abbagliante
raccoltato dai scaffali polverosi, grigi,
in fila chiusa.
Ma l'autunno odorava col sapore di vino,
e castagne, e uva, e noci, e sole
che riscaldava più sobrio, calmo
lasciandomi ancora dormire nel grande albero di noce
che avvolgeva mio corpo di bambino frettoloso
di crescere e di volare.
Da folate frustata, da molti ferita
dominante la valle
non abbandona il suo posto
scaccia con forza l'inverno tumultuoso
facendo da rifugio, al perduto
al pellegrino per caso
Sferzata da temporali
in primavera sempre fiorita
scompigliata da mandrie affamate
rimane al suo posto
per dar loro ristoro
far gioire qualche cercatore
per il cucinare, del nero oro
Nell'estate torrida e divampante
non si muove
accettando il bruciare
il fuoco di qualche campeggiatore
di frodo, qualche cacciatore
il fresco miraggio, di un rigagnolo suonatore
Sui prati ormai gialli e bruni, si cambia i capelli
prima folti verdi, al variar della luce
ora grigi, scuri, non più belli
L'autunno la pettina, con il suo agitare
la prepara
al suo umido proseguire
al letargo del luogo
al lento cambiare
La collina dai nuovi colori
rallegra il vedere
da una finestra
da un sentiero
da una piazza
dalla cima sfiorita
fa sentire i suoi profumi
i suoi umori
lasciando sognare, noi soliti osservatori
dominante la valle
non abbandona il suo posto
scaccia con forza l'inverno tumultuoso
facendo da rifugio, al perduto
al pellegrino per caso
Sferzata da temporali
in primavera sempre fiorita
scompigliata da mandrie affamate
rimane al suo posto
per dar loro ristoro
far gioire qualche cercatore
per il cucinare, del nero oro
Nell'estate torrida e divampante
non si muove
accettando il bruciare
il fuoco di qualche campeggiatore
di frodo, qualche cacciatore
il fresco miraggio, di un rigagnolo suonatore
Sui prati ormai gialli e bruni, si cambia i capelli
prima folti verdi, al variar della luce
ora grigi, scuri, non più belli
L'autunno la pettina, con il suo agitare
la prepara
al suo umido proseguire
al letargo del luogo
al lento cambiare
La collina dai nuovi colori
rallegra il vedere
da una finestra
da un sentiero
da una piazza
dalla cima sfiorita
fa sentire i suoi profumi
i suoi umori
lasciando sognare, noi soliti osservatori









