Con la testa china, appoggiata alle mani,
seduto sulla panchina di fronte al fiume,
ascoltavo i miei tristi pensieri,
ancor più tristi in quel giorno
dedicato agli innamorati felici.
Lei si sedette silenziosa,
come se io non ci fossi.
La guardai un attimo di scorcio:
bruna, naso all’insù, sulla trentina,
lo sguardo errante sullo scorrere del fiume.
Rimanemmo così, senza parole
per un tempo che non so dire.
- Solo? - mi chiese d’improvviso.
La guardai più attentamente, fissava
ancora la leggera corrente del fiume. -
-Sì-, risposi per cortesia.
Restammo di nuovo in silenzio
per un tempo che non so dire.
Poi le chiesi - hai fame?-
-Sì- ,disse.
- Conosco un posto qui vicino, vieni?-
- Speriamo ci sia posto -, rispose alzandosi.
Non fu un colpo di fulmine, solo una piacevole serata.
Avevamo fame tutti e due, di cibo e d’altro.
Fu bella anche la notte, ci fu poco tempo per dormire.
Se ne andò al mattino dopo il caffè, mi baciò
con un largo sorriso che mai dimenticherò.
Non ci furono altri incontri.
Anche lei, come me,
era innamorata di un altro che non c’era più.
Eppure so che quella notte fu amore, tra noi.

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