Buon Natale, papà!
Quello che non mi hai dato,
quello che non mi hai detto,
resterà in sospeso;
quello che ho sofferto
e quello che ora provo
resterà un segreto.
Buon Natale, papà!
e resteranno senza una risposta
tutte quelle domande
che da sempre ho dentro,
alle quali volevo rispondere
da sola, ma non riesco,
solo tu potevi farlo
ed ora e' tardi...
Buon Natale, papà!
Quanti ricordi tristi
ho, di questo giorno:
quella carenza di serenità, d'affetto,
quell’odiosa aria ipocrita e pesante,
che ingenuamente, bambina, rifiutavo,
m'hanno ferito più dei mancati doni
ed e' rimasta aperta quella piaga
Buon Natale, papà!
Quale ricordo mi terrò di te?
Cancellare questi giorni di dolore
anche se sono colmi di dolcezza
e ricordarti come volevi essere,
com'eri? Forse e' meglio così,
ricordare il passato,
anche se l'ho sempre odiato…
Ricordo quando, appesa alla tua mano,
quasi correvo per raggiungere il tuo passo
e stanca, affannata, non mollavo
ma non ci arrivavo mai.
Non ci sono mai arrivata.
Buon Natale, papà!
Non buoni propositi ma brindisi amari
Non c’è Babbo Natale
Ma un giullare blasfemo saltella
per colpire alle spalle
una per una le dodici stelle
Indossiamo la maschera di un olio di Bosch
Questo carnevale dalla ritualità rovesciata
farà udire il raglio dell’asino in chiesa
in un medievale revival di oscene risa
In coerenza col tutto…
Niente regali ai bambini
che non conoscono dolci e sane carezze
Solo armi ai baby soldati
In Palestina niente capanna con stella cometa
ma bombe al fosforo bianco e all’uranio
Niente pranzi ed alloggi per poveri
Poi si abituano
alla mancanza di fame ed al calore di casa
La fabbrica chiude
Non più lavoro niente salari
Lavorare stanca disse il padrone
e decise di licenziare
Ai piedi dell’albero
due beffardi gnomi segano il tronco…
serve legna per roghi
Palle variopinte adornano
L’albero austero,
In ognuna di esse
Si rispecchia un volto,
Con il volto, ricordi lontani
Quando la vita spensierata
Viveva quei tempi in attesa.
Mille ricordi si sovrappongono
Capelli grigi,capelli bianchi
Il cantare natalizio
Che commuove ogni cuore.
Ricordo di amici,di persone care…
Frenesia ,la vita si colora.
Vagiti di bimbi,gridare allegro ,
Cucine in affanno.
Come il sole nascosto tra le nubi
In un angolo ,in un luccichio
Intermittente,tra muschio e sassolini
Un bimbo attende di nascere
Ed abbandonarsi nelle braccia
Della più tenera delle madri.
Le cornamusa allora riempiono
L’aria di mille sensazioni,
si inchina la fragile creatura
ad adorare e ammirare
l’inerme che porta la pace.
La pace tra i bimbi malati,
maltrattati ,lontani
in terre di terrore,di odio.
La pace nelle nostre menti,
farcite di risentimenti e di rancori.
Tra le luci variopinte dell’albero
Un foglio luccica con scritto
Vi voglio bene,sarò buono..baci.
Natale veste di atmosfere
si nutre di antico sapore
ispirando da sempre
scrittori, poeti e pittori.
Camminando
mi perdo in un gomitolo di vie
in mezzo alla folla fervente
anonima ed informe.
Guardo i volti
per vedere i loro cuori
offuscati da mille pensieri.
Uomini stanchi
fanno ancora la guerra
avvelenano la terra
impazzimento totale
della generazione attuale.
Luci dorate, fili d'argento
illuminano l'evento
avvolgono la città in festa.
Stelle di gioia
coccarde di serenità
brillano di speranza
colorando
la futura esistenza.
Questa sera voglio scrivere
qualche verso di poesia
da mettere sotto l'albero.
Una poesia
che il mondo potrà leggere,
sarà ricca di parole d'amore
parlerà della pace tra gli uomini
e avrà infinita dolcezza
che arriverà dritta al cuore.
Il mondo commosso
ascolterà quei versi
la gioia spegnerà il dolore
occhi tristi e spenti
brilleranno per un solo istante.
Questa sarà la mia poesia
e questa sera
la metterò sotto l'albero.
in una calda domenica di marzo,
(mentre attraverso la finestra
giungono ultime notizie del telegiornale),
sto nel presente,
sotto un albero di fico,
immaginandomi che il giorno
è un chiaro minuto,
che tramite la penombra della sera,
si trasformerà nel minuto della notte
solo brevemente
posso stare in questo calcolo di tempo –
so,che nell’incombente futuro,
confitti sono altri orologi,
dei quali compito è
esplodere nel presente
Passi felpati di neve,
mani tremanti dal freddo...
t'accasci al suolo...
corroso dall'alcool e dalla fame...
tutto intorno a te brilla di luce e colori
non ti degnano neanche di uno sguardo,
il loro petto batte di superbia e indifferenza...
Allora, per chi sono queste campane a festa?
E’ il sangue o forse è la terra
o forse un qualche elemento senza nome
o forse anche la
Conoscenza
quella Conoscenza Ruota di se stessa
sarà forse la Vita?
no! non è la Vita
non è la Morte
Siamo Noi
Sei Tu
La nave che veleggia nei miei vaghi e
Smisurati e
Gloriosi pensieri
fluttuano come gli scogli
sopra le piume di
un’ Aquila
ma questa, Posata
riposa in terra, Sazia
di questo Nostro Amore
Io ti Amo
Questa
è la mia unica
Venatura
È Natale
ed io non me n’ero accorta…
Non lo sanno le terre
che hanno fame
e i ragazzini con una bomba in mano
e nemmeno quel barbone
stracciato a terra
ha sentito il profumo
di un banchetto che brinda.
Non lo sanno quei matti
rinchiusi nelle voliere.
Forse non l’avrebbe capito
nemmeno quel bambino nudo
se non l’aveste messo
in una grotta.




