quando ti chiedono una fiaba
e studiano i petali di un fiore
quando giocano con una rondine
disegnata a matita
che davvero vola via dalla carta
I bambini sono poeti
quando colorano un cielo
anche se vedono solo un soffitto
e i loro stessi occhi sono una poesia
scritta forse per un adulto senza fantasia
grazie alla una luna di primavera
ho visto perle di luce d'argento
che sui trifogli ponevano l'accento.
Gocce di pioggia acciambellate
per la notte si son sistemate
credendosi all'uomo ben celate
riposavan felici indisturbate.
Non sapendo d'aver scelto
un posto errato come letto!
Se su qualcosa poni l'accento
l'attenzione raddoppi per cento.
Un significato può anche cambiare
in base all'accento da utilizzare
Può far sì che rùbino un rubino,
o scambiar un osso con un bacino.
E chi va a pésca con una pèsca
prenderà solo frutta con quell'ésca
che cena vuoi che poi ci esca!
arrosti di mele, e il maiale farà festa.
L'italiano è una lingua molto divertente
se non lo prendi troppo seriamente.
Sbagliando si impara, oppure si inventa,
e la grammatica più non ci spaventa.
In una casetta
In una casetta sulla cima del monte,
viveva una fata con la sua cagnetta,
con semplici gesti, senza tante parole
passavano i giorni in buon' armonia.
Di primo mattino curavan la terra,
il cane zappava e la fata piantava,
il sole furbetto con raggi discreti
scaldava i germogli ancora sopiti.
Splendidi fiori di tutti i colori
offrivano al cielo le loro corolle,
le api operose suggevano a sciami
il nettare scelto per fare il buon miele.
Dopo il pranzetto le splendide amiche,
sull'altalena facevan la siesta,
mentre la brezza portava lontano
il lieto canto di mille uccellini.
I grilli tacevano con grande riguardo,
le mosche volavano nel prato vicino
e le formichine, in ordine sparso,
spazzavan le briciole rimaste dal pasto.
Il tempo passava quieto e sereno,
senza pensieri e neanche fastidi,
finché un bel giorno, all'ora di cena,
arrivò un capretto dal manto pezzato.
Belava impaurito, piangeva, piangeva,
era stanco, sfinito e tanto affamato,
voleva la mamma e il suo dolce latte
cercava il suo vello che dava calduccio.
La fata commossa, con fare gentile,
guardando accorata il triste capretto,
dalla bacchetta d’argento pregiato
fece sgorgare buon latte caprino.
Gli diede il latte che tanto aspettava
e gli preparò la sua cameretta,
cantò per un'ora una nenia soave,
finché il capretto si addormentò.
Al sorger del sole, un altro belato
svegliò la cagnetta e il piccolino,
dalla finestra la fata assonnata
vide una capra dal manto pezzato,
Evviva esclamò è arrivata la mamma!
Anche in un posto così magico e bello
non sarebbe bastato l'amore del mondo
a sostituire quello immenso materno.
Accarezzò la sua ospite stanca
e la condusse dal suo piccolino
che la guardò come un miraggio,
il suo belato riecheggiò per la valle,
e accorsero a stormi tanti uccellini.
Da quel giorno, la bella casetta
Per i due amici arrivati per caso,
Si trasformò in un paradiso
E tutti insieme abitarono lì.
un sottile apostrofo illuminato.
D'argento e madre perla risplende leggero,
come un gioiello di cui il cielo va fiero.
Lo vedi di notte, felice giocare
insieme alle stelle a dondolare.
Mi spiace però constatare l'errore;
chiamarla apostrofo non è uno splendore!
Adatto non è alla dama suadente
che da lassù ci veglia splendente.
"Signora stellare mi deve scusare,
proprio così non la devo chiamare!"
Ma dal cielo, tranquilla e ridente,
mi strizza l'occhio la luna crescente.
"Se un apostrofo di notte sarò,
Luna Nuova mi chiamerò;
se una parentesi il cielo aprirà,
Luna Calante il mio nome sarà".
Adesso a letto! Non ti stancare,
l'ortografia in alto non deve stare.
A scuola sul quaderno la troverai,
ma pensando alla luna non ti annoierai!.
All’ombra della luna
vegliano i miei sogni
non incartati ancora
nelle pieghe della mia memoria
In intrecci di domani
vivono di speranza i miei graffiti
riflessi in luci di sorrisi
ed armonie di voci
E se l’argento mi colora
fresche e vellutate carezze
distendono le mie rughe
sfiorando la mia pelle quasi piume
Nelle mie impronte tracce di te.
Ogni tuo sguardo, ogni tua carezza,
ogni tua offesa, mi dà nuova forma.
Io non sono più io, eppure mi riconosco:
son di noi l'immagine composita.
Io non sono più io, eppure sono integro:
son di noi l'insieme degli elementi.
Io non sono più io, eppure ho vecchie radici:
son di noi il seme germogliato.
Nessuno di noi si dica solo,
non guardando le proprie mani.
Ciascuno di noi si dica unico,
si liberi dal desiderio
di fondersi negli altri.
--
In my hands marks of you
In my fingerprints traces of you
each glance, each caress of you,
each offence, gives me new shape.
I am not me any longer, and yet I recognize myself:
I am the image of us together.
I am not me any longer, and yet I am one:
I am the set of our elements.
I am not me any longer, and yet I have old roots:
I am our bud that has germinated.
no one of us can say he is alone,
at least not looking at his hands.
each one of us is unique
just needs to free oneself
from the desire
to melt into the others.
“Sia questo dì (di tal calura intriso…)
ciò che sostien e a nostra sorte è sponda,
possa sì forte e giammai ne sia liso
l’animo tuo restare in cresta d’onda…!”
Ecco, or ti sembra d’esser sempre ad oggi
quando nei cuor di chi ti volle abbonda
Amor che or vedi come cresca e alloggi
in quei in cui mani la tua testolina
senza poter or lasci che s’appoggi…
D’acqua e mister per te così piccina
ne sia lavata ed in tal guisa intrisa
sì che si pensi che or sei più vicina
a Chi può tutto e bontà non travisa !
…Fur di poi giorni, mesi e poscia anni,
tempo ne fu, finché arrivò improvvisa
l’età leggiadra che di pene e affanni
burla si fa, e come fior di campo
non conoscendo tristezza e malanni
petali schiude senza alcun inciampo.
Or però tutta sei così compresa,
come se vita fosse proprio un lampo,
in chi pensotti pria che fossi arresa
a veder luce e a lasciar quel refugio
poi che del mondo la verde distesa
compenetrotti senza alcun indugio.
Lascia che sia chi di te fé progetto
e uscir ti fece da quel tuo stambugio
(dove in buior e in quello spazio stretto
si riformò dal sempiterno fonte
principio e vita d’ogni bel visetto…)
quel che sostiene, guida e si fa ponte
fra te e il tempo di chi si è affacciato
di vita e mondo sul grande orizzonte
pria del tuo viso così bello e amato !
Un pomeriggio assolato bofonchiava tranquillo
All'ombra di un pino, o un albero qualunque,
E giocavo.
Il sole infammava l'anima delle mie giornate piene,
E senza accorgermene toccavo il cielo con un dito.
E tutto il mio mondo era al di sopra di ogni altra cosa, infinito.
La fresca gentilezza del tuo sorriso
accarezza gli sguardi incantati
e la grazia dei tuoi gesti è melodia
che addolcisce lo spazio che ti circonda.
Sei puro come un fiocco di neve
che sta per toccare terra, e vibrante
come violini tzigani agli sposalizi.
Sei incontaminata isola d'innocenza
in mezzo alle acque tormentate
dall'insulso furore di chi si dice adulto.
Soffro al pensare che la tua amabilità di sentimenti
possa essere violentata dall'incalzare degli eventi,
aggredita dagli atteggiamenti ingannevoli di un mondo
che si esprime con squallidi atti vestiti a festa,
frustrata dall’invasiva sete di sopraffazione
che anima i gesti più futili dei singoli individui.
So che non v'è rifugio, né riparo, né asilo
che possa essere scudo insuperabile alla bile
che monta costante dalle viscere dell’umanità.
Ma noi, che ti amiamo,
ci armeremo di occhi vigili, di orecchie attente,
persino di braccia potenti, per donarti una serena transizione
dall’attuale candore fin alla soglia del peccato originale,
che non è quello con cui si nasce,
bensì quello che incontriamo, inevitabilmente,
a toglierci ogni traccia d'innocenza e soavità,
durante il nostro cammino verso il nulla senza respiro.
Di più non potremo fare.
Starà a te, e solo a te,
non oltrepassare quella sinistra soglia.
a sembrare una ricostruzione in cera
giace
il corpo vissuto e segnato dagli anni
ormai esanime
sotto il velo
che occhi in preghiera
vegliano
E il cuore puro
di un bambino
piange la prima volta
la morte terrena
e scivolano lacrime sincere
che si mescolano
alla pioggia copiosa
di un cielo
che pare voglia abbracciare
quello strano vedere
e sentire
Tra le mie braccia
troverai il conforto materno
piccola creatura
che mi stringi forte a te
che stringo forte a me
per allontanare
qualcosa
più grande di te
e trema il tuo mondo
insieme a te
in quel dolore
che oggi segna
e domani
forse
insegnerà
appena svegli alla vita,
tu guarderai i miei,
e vedrai quell'ombra
che non ti lascerà mai più,
che per sempre sentirai
vicino a te.
Un giorno guarderò nei tuoi occhi
che saranno pronti a vivere
e vedere da soli,
e da lontano sarò sempre con te
senza vederti, senza toccarti,
la tua essenza resterà tatuata
alla mia nella mia anima.
Intanto ti aspetto,
quando cadrai fra le nostre braccia
sapremo prenderti senza farti male,
guidarti senza trascinarti,
sollevarti e risollevarti.
La vita non farà sconti,
nemmeno a te,
il tuo cuore si spezzerà, e piangerai,
ma saprai anche ridere,
sperare, sognare e dare amore,
lo imparerai da noi.
Aspetteremo che il tuo nido
sia sempre più stretto,
ed invece di allargarlo
ci faremo forza insieme,
tua madre ed io,
per insegnarti a volare.
ha fatto le uova nella padella
e così quella covata
è finita in gran frittata!
Guarda, guarda quel micio rosso
corre, corre a più non posso:
non s'è accorto che il topolino
si è nascosto in quel buchino!
Guarda, guarda quel cagnolino
s'è svegliato di buon mattino:
sta scavando un grande fosso
per nasconderci il suo osso!
Guarda, guarda papá pinguino
porta a spasso il suo piccolino,
sistemato sulla zampina,
sotto una calda copertina!
Guarda, guarda quel coniglietto
s'è nascosto sotto un funghetto:
sta mangiando una carotina
in compagnia d'una lumachino!
Guarda, guarda quella bambina
vuol far tutto, ma è piccolina:
Ella è proprio un gran tesor:
il suo nome è ... Micol!!!
quando scappasti da noi senza lasciare orme
senza lasciare addii, senza lasciarci
Ricordo di te, non tutto
ma il bello che davi è ancora qui, dentro,
un grande piccolo fuoco,
per questo eterno, che senza di te, è l'inverno
Ho raccolto ogni lacrima
che il gelido vento della tua assenza
ha ghiacciato quel giorno che ti portò via
la pioggia, il sole ed il tempo sciolgono la neve
l'amore, i ricordi ed il tempo
combattono la malinconia
Per te, piccola, come un fiocco di neve
non c'è stato tempo per divenire ghiaccio,
dal cielo alla terra, gioia e bellezza di vero candore,
un soffio di vento, e via per sempre, così
Ti mando il mio ultimo bacio,
ovunque tu lo possa raccogliere,
ovunque tu possa sentire
che le poche centinaia di giorni che ci hai donato
hanno lasciato piccole orme infinite.









