L’immagine di me che vedo riflessa nei vetri delle banche,
non sembra essere mia, e forse non lo è neppure mai stata.
L’ombra che da sempre mi segue e che in realtà mi precede,
non è il mio lato oscuro, non è la tenebra, è solo perplessità.
È prima un’idea geniale e poi un inestricabile ripensamento,
è un sentiero che ogni tanto porta all’amore, e talvolta no:
è il falloff della luce che colora la mia anima di tinte chiare,
ma il mio corpo di un nero seppia impenetrabile, assoluto,
che abbraccia il mio spirito e poi lo richiude in uno scrigno.
Oggi lo so, che sono il niente che abita il niente, il distacco,
e che questa mia ombra ha solo il prestigio della leggenda,
ma poi, spettro denso e scuro, non comunica che assenza:
io sono il corpo dell’anima cui la mia ombra ha dato forma.

Commenti