Siamo cresciuti lontani,
incapaci di evadere
dalla spossatezza
del quartiere,
sedotti soltanto
dal facile abbrivio
del treno che parte,
e dalla lenta deriva
dell’incoscienza
infantile.
Tu,
piccola,
rattrappita
in un gomito
della Moscova;
io, ingarbugliato
nelle fitte maglie
del Gropiusstadt,
a sette anni luce
dagli affollati
convogli
della
Sibirjak.
Avvelenati
dal ghiaccio
di una distesa
di terra esausta,
capace soltanto
a crogiolarsi
nel sonno.
Io,
però,
alla fine
sono riuscito
a trovarlo il tuo
bisogno d’amore,
per perfezionare
col mio pensiero
il malinconico
e anonimo
quadro
di un fiume
che precipitava
incontro al deserto.
È andata proprio così,
e abbiamo visto troppo,
tu e io, nei nostri percorsi
fra i buriati della steppa
di quella grande terra
da tempo assopita,
e il quasi nulla
delle nostre
essenziali
speranze.
Eccoli qui
i miei ricordi,
quei bei tempi
in cui il futuro
era un sogno,
e la distanza
era quanto
sapevamo
lasciarci
dietro
alle
spalle.

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Charlie