È nel sé della scrittura
tracciare figure e cogliere istanti.
Ma, come nella trama di una fotografia
sono gli occhi ad astrarre quel sintomo
che è il corpo,
io lascio le forme
e mi rivolgo agli spazi.
La scaglia colta,
nell’euforia di questo percorso,
è un intimo varco di vita,
ed io la stringo tra queste dita
sulle quali scivola
l’ancorato velo.
E qui si ferma
Quel dolce e frammentato
sfaldarsi
del Mio suolo.
Forse è un deplorare il banale,
implorando il velo.
Un non fermarsi alle soglie
ma ricercare il rimando
che dà vita all’uomo
e al mondo.
E, infatti, cos’è il detto
fuorché luce che non svela
ma cela,
se non traccia
che nasconde,
se non voce
che ottunde?
tracciare figure e cogliere istanti.
Ma, come nella trama di una fotografia
sono gli occhi ad astrarre quel sintomo
che è il corpo,
io lascio le forme
e mi rivolgo agli spazi.
La scaglia colta,
nell’euforia di questo percorso,
è un intimo varco di vita,
ed io la stringo tra queste dita
sulle quali scivola
l’ancorato velo.
E qui si ferma
Quel dolce e frammentato
sfaldarsi
del Mio suolo.
Forse è un deplorare il banale,
implorando il velo.
Un non fermarsi alle soglie
ma ricercare il rimando
che dà vita all’uomo
e al mondo.
E, infatti, cos’è il detto
fuorché luce che non svela
ma cela,
se non traccia
che nasconde,
se non voce
che ottunde?
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