Lontanissimo
confine,
fragile di sogno,
ora sei lì
sulla battigia
disegnando forme
che l’acqua
cancella.
Lentamente ti volgi,
hai il vento nei
capelli,
libera in quello
con un balzo t’innalzi,
fra nuvole di pane
tremula danzi,
fulgida al cielo
infine ti lanci.
Torni di pioggia
e cadi sui campi,
sei l’umida rugiada,
sospirando,
ti spegni.
Libera sei
agile di fiamma,
cresta di candela
sui muri della
stanza
ora che sei luce,
ora che sei traccia,
vivi sospesa
e l’inquietudine
t’abbraccia.
Di te io canto,
e di un’altra
fiamma
che brucia in me
l’antica danza,
e già m’inebrio
del suo bel nome
per lei vesto
ogni colore.
Non mi avvicino,
senza rumore,
perché non scappi,
l’ultimo fiore
da me che sono
l’antico fabbro,
che forgia il tempo
e vive in ogni spazio,
ombra di luce
che al mondo ritorna
di vita in vita,
di forma in forma.
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