Denudai il dolore spogliando il cuore
dai finti ritornelli tanto cari al suo pudore
allevato con cura e protetto dalla vista
divenendo contadino di terra vergine incolta
relegando tra le negate balze chiuse a raggiera
i ricuciti miasmi di vomito avvallati dentro
forati dal gioco solito e violento dell’insolito.
Accorse per talento fino a prosciugar il falso
l’Ipocondria dell’arte allevata pian piano per pigrizia
e nulla ecco il nulla dal nulla al nulla irruppe
tacitando le maniere accorte e false
del guardone e ladro tornitore
fino allo scurire delle imposte in cielo
per imitare limitando i limiti dell’altro al mio verso
e dal mio all’altro senza essersi per questo perso.
Dipinsi allora ingenuamente i modi nella confusione
per il gusto d’accecare l’intruso al contrabbando creato
e malmenai così tanto la bugia che si ribellò
dichiarando la verità per non aver commesso il fatto.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Commenti  

Pietro Luciano
+2 # Pietro Luciano 25-04-2016 18:51
Si potrà mai denudare il dolore, e lasciarlo solo con l'ultima veste? bandendo tutto ciò che è materialità e attraverso l'arte, forse, un poco lenire, ma se poi ti ritrovi tuttavia col nulla tra le mani e ti devi misurare con la vanità del tutto, e con la totale mistificazione in cui siamo immersi, e con il senso della propria esistenza che continuamente ci sfugge, se mai ce ne sia uno, non è forse questo un dolore che ci accompagnerà sempre? O forse non ho capito nulla. Un caro saluto.
Rosaria Chiariello
+1 # Rosaria Chiariello 25-04-2016 21:15
Pietro a risposta questa poesia di Pessoa che rende bene l'idea del rapporto tra arte e artista:


Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

***

Questo

Dicon che fingo o mento
quanto io scrivo. No:
semplicemente sento
con l'immaginazione,
non uso il sentimento.

Quanto traverso o sogno,
quanto finisce o manco
è come una terrazza
che dà su un'altra cosa.
É questa cosa che è bella.

Così, scrivo in mezzo
a quanto vicino non è:
libero dal mio laccio,
sincero di quel che non è.
Sentire? Senta chi legge.

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