Nessun altro sa che in realtà sono i tuoi soltanto occhi azzurri
con al centro un pianeta abitato d'oscure
orecchie d'elefante dal bordo corroso,
lungo il quale ciò che scrivo si sgretola dalle rupi
come inventato da una cometa insicura.
Nessun altro sa che nella sensibilità
non c'è sereno; vanno gli archi astratti
non c'è sereno; vanno gli archi astratti
d'incantesimo, e il metallo è di un piccolo ragno trasparente
che scende astronavato
da una foglia puntuta - di calla o non di calla -
ed ingiallita al suo destino.

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Un caro saluto a te.