S’avviluppa aspro sconfinato
tra roseti e radici profonde
cuneo di luce, rantolo a sponde
l’eco silente del tempo vissuto.
Gocciola etereo, glabro volto
di riti, gamma inerte d’onde
vette altere di sogno esangue
impotente eco d’intimo istinto.
Caduto improvviso fuori dal fato
il furtivo deflora gemme di vate
sino alla rupe d’estro indolente.
Stringe muto il subdolo assente
sussurri acquorei di doglianze
lame d’astio, giochi d’assolo.
Continua a cercare lui, lui solo
la soglia nascosta sotto la rabbia
l’ultimo spiro di male in gabbia
stiva buia, vaglio d’esile scavo.
Vagabondo, ombroso il perdono
svanisce strale ricolmo di pena
primordiale memo d’aurea vena .
Simile a chi percorso il fato
avendo scavato in esso il fosso
muta da mandala ad antro scosso.

Commenti
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Ma questo non ci esclude da fare ulteriori controlli.
LIETA GIORNATA ROSARIA.
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