Ricordo aprile come fosse ieri,

giornata limpida, dolce scambio di pensieri.

Un sole maestro, direttore orchestrale,

guidava la sua luce con far musicale.

Ombre e colori in una danza sensuale,

intreccio cromatico, geometria inusuale.

Un angelo, in abito gessato, 

percorreva l’ asfalto nero e consumato;

scivolava a lato il fiume e le sue sponde,

timidi, quasi vergognosi, sussurri di onde,

titubanti nel prender forma vera

in quel lento corteo verso la riviera.

 

Ritti, sull’ attenti, esili pioppi,

in fila come soldatini,

acquerelli contro il cielo

da lontano sempre più piccini.

Con occhi ancora stropicciati dal sonno,

verdi prati, sbadigliando,

osservavano le auto che stavano passando,

bisbigliando in un alito di vento,

un tremulo e sinuoso commento.

Un sipario si apriva lentamente,

effetto scenico coinvolgente;

come in un’ opera teatrale

s’ intravedeva da sfondo

dei Gonzaga il Palazzo Ducale

e la città di sole raggiante,

sorrisi regalava ad ogni passante.

Distendendo le ali intorpidite dal viaggio,

iniziò l’ angelo un tiepido assaggio

di un mattino così bello

passando subito per Piazza Sordello.

 

Si aggirava tra quei vicoli

con le lacrime nel cuore

rinnovando ad ogni passo

frammenti di dolore;

in un mondo che paura ancora non faceva,

giaceva il ricordo di chi amar più non poteva.

Zoppicando nell’ anima e nell’ andatura,

causa intervento per vecchia frattura,

entrò l’ angelo in un locale

annegando in un bicchiere dell’ anima il suo male.

Intorno al suo bel viso, lunghi capelli neri

cornice diventavano a tutti i suoi pensieri.

 

Rintocchi di campane, voci dal sagrato

celere salto indietro, salto nel passato;

targhe, coppe e medaglie in bacheca testimoni

di una giovane promessa senza paragoni.

La maglia gialloblu ,vecchia e impolverata,

emerse dai ricordi come una pugnalata;

vestiva quei colori in quell’ ultima partita,

rincorrendo un pallone che gli cambiò la vita.

L’ infortunio di quel giorno, quando all’ inferno discese

le lacrime di un tempo negli occhi ora riprese;

sapore amaro di sconfitta di nuovo provava

in ogni sorso di fiele che dal calice ingoiava…

Risate di bambini, biciclette e passanti

in frantumi i ricordi, troppi e pesanti;

uno sguardo verso il cielo, alto il sole era già

“ Un altro bourbon, cameriere. Il mondo non può essere tutto qua. “

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Profilo Autore: Sabrina Zanni ( Cucciolo )  

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Commenti  

Andrea
# Andrea 22-04-2010 17:46
Mantova...anche io sono stato li con l'amata... :D

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