Cosa si prova a varcare la soglia del paese
delle vibranti ossessioni,
cosa si prova ad abbracciare i chiodi di una croce
e bagnare d’aceto le proprie ferite,
e ridere...
Ridere dei folli, dell’asfalto,
sulle macerie, sul numero di candeline accese
per l’ultimo soffio.
Cosa provi per una volta a non essere un semplice uomo...
A vestire le maglie
di un eroe dal finale incerto che lotta contro la vita
e contro il sorriso che lo sconfisse.
Contro la faccia che, inesorabile, vedi mutare negli occhi altrui,
che cerchi e che sputi, che superi e aspetti,
camuffandosi negli umori,
che s’illumina e splende
tra carte stracciate e display distrutti
e grotte cadute e tramonti neri e colline in fiamme...
Cosa si prova a guardare il mare da una rupe,
cercando tra i riflessi delle onde
i brandelli dell’ultimo pensiero felice,
che non può mai mancare,
prima del grande tuffo,
che ti farà volare
se sei un romantico...
Ti mostrerà le meraviglie del mondo osservato dal cielo.
Egli vive con noi, si nutre dei nostri occhi,
e impregna lo spirito delle sue vanità
emergendo a ogni battito, che pazzo si culla
al filo di fata e ai suoi gesti incantati.
Che cosa si prova a scansare la pioggia
lasciando nudo il petto ai lampi,
affinché bruci col calore della sua stessa fiamma,
causa della sua morte,
causa del suo pugno al cielo.

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