Se ponessi,
per influsso dei sogni
o in virtù d’inumane allucinazioni
al di là delle religioni
al di là dei templi e dei fari
al di là delle lettere e delle parole
al di là dei tuoni e delle saette
delle crocifissioni in tuo nome
al di là dei naufragi e delle prigioni
al di là di asceti e profezie
oltre il grido stonato di mille maledizioni
al di là di una preghiera
e una risposta posata dentro
I tuoi occhi innanzi ai miei,
senza spezzarmi il collo per saperti più in alto,
ti chiederei...
Perché adesso ho voglia di rugiada di prato,
e sento amore per le capre,
quelle con le corna,
che pascolano lontane da ogni metafora...
E perché il fango,
perché l’abisso e i sogni?
Perché li hai resi polvere?
Per te le tenebre e ogni lacrima?
Per te il male ed ogni passo?
Fino a qui...
E perché tutto il resto...
E perché sono qui...
Per te!?
"Per me!? Per me...
Hai eretto statue per adularti
scolpendo in pietra la tua immagine
e la mia somiglianza.
Per me hai acceso fuochi eterni,
spenti al primo soffio di una notte gelida,
hai sprecato il sudore più puro, la tua angoscia più santa,
quando cercasti una mano che ti strappasse dall’abisso.
Fui io a possedere il ferro della spada,
sempre io a sussurrare l’ultimo cenno di pietà,
ancora io a colare col sangue dei colpevoli
spargendo porpora sul rosso di una croce?
Sono stato io a farvi innamorare della porta chiusa
e senza chiave,
del calcolo irrisolvibile,
dell’enigma della stanza infinita e sempre stretta?
Io a farvi innamorare di me...
Amore,
la parola più grossa a voi concessa,
è pari all’odio che vi sgretola le labbra,
e in esso prospera,
e con esso cresce,
e per esso si limita, si rassegna,
si accontenta...
È con il cuore in alto che v’incolla i piedi a terra.
Ho visto attentamente
la scimmia crescere e chiamarsi uomo,
e chiamarsi Dio...
È il silenzio di questo Dio che vi ha fatto impazzire...
Il nostro amore vi trafigge
pari alla storia più mediocre tra due amanti,
pari alla freccia di Cupido che accarezzò Didone
ai piedi di una rupe.
Questo silenzio di chi non sa formulare la domanda,
di chi non osa spingersi,
di chi non sa che chiedere,
e infine, sopra tutti, il mio Silenzio
mi ha reso eterno e onnipotente,
mi ha offeso e reso DIO al di sopra di ogni stella.
Non sopportate il giudizio,
non la libertà che troppe volte ho visto
da un cappio penzolare,
non sopportate il senso del destino,
non i fili del caos da voi creato,
non sopportate il vero amore...
Quello che provate solo col fango nei polmoni,
con le ali strappate o con la lancia dentro il petto.
È proprio lì, soltanto lì,
con l’ultimo riflesso di luna,
che in quella pozza di sangue,
l’uomo specchiandosi
vede Dio...
Scendi pure da questa cima alta,
scendi dal muretto del tuo giardino,
dal primo gradino
della scalata estrema.
Stacca gli occhi dal cielo
e senza mai scordare il viaggio,
guarda tra i tuoi piedi.
Di formiche ne hai calpestate tante per la strada,
senza rimorso, dall’alto del tuo arrogante trono,
non pensasti ad un dio simile a te, uomo,
un dio che avanza e calpesta e non si cura dei grovigli umani.
Ma tu... dai vertici supremi della tua ragione immacolata,
delle tue alchimie filosofiche,
non ti sei curato di raggiungere il Dio che tanto accusi,
che offendi senza sosta perché troppo uguale a te,
stanco di guardare attentamente, di placare il suo incedere,
per accorgersi di calpestare e di continuare a farlo...
Quando capirai,
quando darai senso ed amerai più di te stesso
tutto quello che da sempre hai calpestato
Noi potremo vederci
Solo capendo la formica che non temi
potrai intuire un paradiso...
Trovare la chiave
per ogni porta aperta.
E solo allora potrai guardarmi
e sentirmi
e toccarmi
e Amarmi
e ricevere risposta
senza più domande."
per influsso dei sogni
o in virtù d’inumane allucinazioni
al di là delle religioni
al di là dei templi e dei fari
al di là delle lettere e delle parole
al di là dei tuoni e delle saette
delle crocifissioni in tuo nome
al di là dei naufragi e delle prigioni
al di là di asceti e profezie
oltre il grido stonato di mille maledizioni
al di là di una preghiera
e una risposta posata dentro
I tuoi occhi innanzi ai miei,
senza spezzarmi il collo per saperti più in alto,
ti chiederei...
Perché adesso ho voglia di rugiada di prato,
e sento amore per le capre,
quelle con le corna,
che pascolano lontane da ogni metafora...
E perché il fango,
perché l’abisso e i sogni?
Perché li hai resi polvere?
Per te le tenebre e ogni lacrima?
Per te il male ed ogni passo?
Fino a qui...
E perché tutto il resto...
E perché sono qui...
Per te!?
"Per me!? Per me...
Hai eretto statue per adularti
scolpendo in pietra la tua immagine
e la mia somiglianza.
Per me hai acceso fuochi eterni,
spenti al primo soffio di una notte gelida,
hai sprecato il sudore più puro, la tua angoscia più santa,
quando cercasti una mano che ti strappasse dall’abisso.
Fui io a possedere il ferro della spada,
sempre io a sussurrare l’ultimo cenno di pietà,
ancora io a colare col sangue dei colpevoli
spargendo porpora sul rosso di una croce?
Sono stato io a farvi innamorare della porta chiusa
e senza chiave,
del calcolo irrisolvibile,
dell’enigma della stanza infinita e sempre stretta?
Io a farvi innamorare di me...
Amore,
la parola più grossa a voi concessa,
è pari all’odio che vi sgretola le labbra,
e in esso prospera,
e con esso cresce,
e per esso si limita, si rassegna,
si accontenta...
È con il cuore in alto che v’incolla i piedi a terra.
Ho visto attentamente
la scimmia crescere e chiamarsi uomo,
e chiamarsi Dio...
È il silenzio di questo Dio che vi ha fatto impazzire...
Il nostro amore vi trafigge
pari alla storia più mediocre tra due amanti,
pari alla freccia di Cupido che accarezzò Didone
ai piedi di una rupe.
Questo silenzio di chi non sa formulare la domanda,
di chi non osa spingersi,
di chi non sa che chiedere,
e infine, sopra tutti, il mio Silenzio
mi ha reso eterno e onnipotente,
mi ha offeso e reso DIO al di sopra di ogni stella.
Non sopportate il giudizio,
non la libertà che troppe volte ho visto
da un cappio penzolare,
non sopportate il senso del destino,
non i fili del caos da voi creato,
non sopportate il vero amore...
Quello che provate solo col fango nei polmoni,
con le ali strappate o con la lancia dentro il petto.
È proprio lì, soltanto lì,
con l’ultimo riflesso di luna,
che in quella pozza di sangue,
l’uomo specchiandosi
vede Dio...
Scendi pure da questa cima alta,
scendi dal muretto del tuo giardino,
dal primo gradino
della scalata estrema.
Stacca gli occhi dal cielo
e senza mai scordare il viaggio,
guarda tra i tuoi piedi.
Di formiche ne hai calpestate tante per la strada,
senza rimorso, dall’alto del tuo arrogante trono,
non pensasti ad un dio simile a te, uomo,
un dio che avanza e calpesta e non si cura dei grovigli umani.
Ma tu... dai vertici supremi della tua ragione immacolata,
delle tue alchimie filosofiche,
non ti sei curato di raggiungere il Dio che tanto accusi,
che offendi senza sosta perché troppo uguale a te,
stanco di guardare attentamente, di placare il suo incedere,
per accorgersi di calpestare e di continuare a farlo...
Quando capirai,
quando darai senso ed amerai più di te stesso
tutto quello che da sempre hai calpestato
Noi potremo vederci
Solo capendo la formica che non temi
potrai intuire un paradiso...
Trovare la chiave
per ogni porta aperta.
E solo allora potrai guardarmi
e sentirmi
e toccarmi
e Amarmi
e ricevere risposta
senza più domande."

Commenti