una bonaccia di periferia
suona dai mantici d’autunno
verdemarcio estuario tutte le foglie
a frotte sul tendone
fradicio sgonfio lamentoso
sulla mollezza degli acrobati
reclusi
dai visi di cristalli opachi
e ancora addosso
cere di luce gialla
strette le spalle al freddo
come il salto nel buio
nell’occhio della tigre
che di scarne speranze vive
e spolpa ossa - mai stata fiera
di ogni merito (di chi?)

Commenti
Questo tuo brano è incredibile, audace come la tua "tigrosità", con dei versi d'entrata che mi calano dentro le tue parole, i tuoi colori, le tante sfumature d'un momento, di una delle vite che lo vivono; il tutto dietro un superbo tendone-metafora.
Sono sballataaa! Immagnificaaaaaa!
Grazie diecimila (mille è troppo poco).
PS: vado giù a manetta di stelle!
Carla