Quando varcammo il limite
sfiorando l'argine della libidine
io mi masturbavo il cuore
travolto dalla tempesta 
di sguardi e carezze
tenerezze 
ai confini di un’alba dolciastra.
E tu nuotavi libera 
respiravi vento e marea
tra la saliva e il silenzio
sulle dita fluiva 
un ruscello d’umore e d’amore;
con le mani impastate
mi toccavi la schiena
ed era unguento
che sanava le ferite del tempo
cancellava parole 
frastagliate come le rocce
sulla carne appassita.
Eravamo uno nell’altra
quando nell’attimo di un momento
passarono in sequenza nella mia testa
immagini nefaste e blasfeme
godevo come un animale
un servo nel ventre del suo padrone.
Quando varcammo il limite
ci sorprendemmo nudi
e tra i denti 
brandelli d’anima ancora sanguinanti
eravamo persi in una vertigine di sensi
svenuti al piacere 
e inginocchiati al peccato.
Il mondo chiuso fuori, sapeva
non osava bussare 
per non turbare la quiete
di due cellule impazzite.
Quando varcammo il limite
d’orgasmi e vertigine
ci ritrovammo soli nella voragine
di un’aurora dipinta di rosa.

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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo*   Sostenitore del Club Poetico dal 18-11-2020

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Commenti  

nabrunindu
+1 # nabrunindu 05-09-2014 17:25
troppo forte, molto bella, passione giusta per una poesia che è una musica.OK!

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