Ninfa mi apparve in sogno.

Fanciulla d’animo, ma virago

in cuor suo e nell'aspetto.

Di spalle a nivea statua.

Un tascapane eburneo

sulla pelle scura del tiglioso,

coriaceo suo corsaletto.

E sullo sfondo di una

mulattiera, tra i bellissimi

capelli scuri lungo il viso fiero

un atro cerchietto.

Disse di non scordare 

agoraio e scarsella,

e mi chiamò Aquilone.

Il sogno mi lasciò dell’agretto.

Non comprendo, non sono altro

che un artiere degli aquiloni e un

rimatore, nella foggia e nel petto.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Prima che la prossima ora rintocchi

intendo farmi trovare pronto per partire:

recluterò quante più matite, ciascheduna

ben temperata, così da non avere intoppi.

Come ogni viandante della mia specie,

indossate le ciantelle e calzata

la veste da camera, saprò cercarti

fra  i miei righi seguendo le bricie.

Giorni addietro mi fece visita Rovaio,

che dopo essersi preso premura

di scarmigliarmi la foggia di barba con

le vesti trite per aver i servigi dell’agoraio,

mi instillò l’idea peregrina ma spontanea

di andar ramingo, sospeso ad uno dei mie

aquiloni, tra quei pochi anelati fotogrammi.

Pellegrinaggio il mio nella tua istantanea.

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Si narra che fluisse come acqua,

di cuore puro e neutra anima.

Fino a che per mano delle naiadi

Acredine e Basica cadde vittima

della stizza della dea Marica,

gelosa dell’amore di Aquilone per lei.

Invocò su loro un orripilante anatema:

confinò Ninfa nella torre degli Alisei,

e legò Aquilone a un filo di voce.

Se Ninfa fosse riuscita mai a fuggire

con qualche astutezza,

entrando in contatto con l’aria

e confondendosi con essa

avrebbe perso di purezza.

Si dice che sulle sponde del Treja

nelle giornate di solleone, quando

il cielo sereno fin giù nel sottobosco

rende azzurra ogni pervinca colando

su tappeti di anemoni,

tra i non ti scordar di me

che bordano le andane strette

girandoli una fanciulla; si dice anche

si odano i di lei bisbigli salire ai filari

tra le felci dall’aprile del 1967.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Vossignoria Francesco Fabrizio Claudio

Come tutte le fole anche questa

nasce davanti al camino,

al crepitio delle caldarroste

sul fuoco e un bicchiere di vino.

In un salotto improbabile signore

garbate dinanzi a quel carrozzone,

con voi gentiluomini, commentano

la rassegna sanremese della canzone.

Alla disamina di un testo aleggia

sui presenti, tra il comun brusio,

l’osservazione di un baccelliere che

sovrasta del focolare lo scoppiettio. 

Chi di attizzatoio ferisce, di tizzone patisce

Da un angolo in ombra con il leppo

di pipa perviene una voce arrochita:

“Mi conceda un preambolo: ho sentito

la necessità indifferibile di aria pulita

schiudendo le imposte, dinanzi a tanta

boria che sanerò con salaci intercalari.

Proprio in questo loco leggiamo sempre

più spesso opere, e relativi gaudi pareri,

con le quali mi insegnate che la poesia

è come musica; dev’essere interpretabile

e stimolar sensazioni, emozioni, ricordi

attraverso le parole: esegesi opinabile.

Kit Carson

Postillate che la poesia è libera, esprime

un pensiero e non ha confini delimitati.

È nell’aria, dentro e intorno a ognuno.

E, perbacco, senza che siano obbligati

i righi in un certo ordine, senza irretire

tutto ciò in uno schema predefinito.

Perdiana, ho un Chianti da aprire e non

sento Diana da un po’: penserà sia obito!

Mi scuserete la digressione… ma, per la

barba di Giosafatte, perché tenere il dito

puntato a priori se non son insigni matusa

a estrinsecare asserzioni su un fatto ignito?

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Ciao, bel micetto, sono un elfo mi presento, il mio nome è Sbirulina porto tanta allegria e simpatia , sarò la tua compagna di giochi.
Il gattino meravigliato da Sbirulina rimase conquistato , non si sente più solo corre e gioca, è sempre sereno con quell' elfo pieno di simpatia.
La loro amicizia è consolidata portano solo sogni e magia il pianeta si riempie solo di pace ed armonia.
È solo fantasia , forse una lieta novella, intanto il gatto e Sbirulina mi hanno fatto compagnia non è realtà ma un episodio raccontato con tanta dolcezza , un pizzico di tenerezza
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Profilo Autore: Anna  

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Sfinito da un alito di vento

il filo d'erba

si appoggiò alla quercia.

-Perché spingi?-

chiese la forzuta.

- Scusa è stato il vento -

rispose il filo d'erba.

- Ma quale vento! -

replicò la quercia

- niente scuse e levati di torno! -






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Profilo Autore: francesco  

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Chi  se ne frega

disse il mago alla strega



Allora la strega tanto gentile

la sua lingua al mago fece sentire



Oh quale emozione mi date!

Prego continuate



Caro mago strega sono

se volete che io vada a continuare

tutto il vostro amore mi dovete dare



Sono mago non dimenticare

e un sortilegio posso fare



Allora il mago sbagliò e

in meravigliosa fanciulla

la strega trasformò



Adesso che bella sono diventata

non ho più bisogno di questa pagliacciata



La strega  dal mago non tornò

e l’amore invano

per tutta la vita cercò.
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Profilo Autore: Barbara  

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la miseria e la mia fine...




Ops

che sono

chi sono

ma ero

e gli alberi

loro sono




sono d'oro i loro frutti

ed io -acerba- a buttarmi

lasciando voi e le vostre braccia indorate



e nidi senza stagioni

i voli

le fate

ed io schiava di semi

neri di brace ed il pane secco e roccia




Dei rii porto la voce al prato in erba

più verde delle chimere in vento

pure come i gabbiani all'onda

come chiazze di mesi ai monti




Con me porto la fine

La voce della strega ora s'acquieta




L'elfo buca il cielo ed una scala

d'azzardo mi capriola nello sguardo mio d'acqua

-non era un sogno

il pozzo-
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Profilo Autore: Aita Carla  

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C'era una volta
sul pronao di una chiesa
una sposa promessa
e un bambino per caso.
Rapito dal lungo 
e bianco vestito
il bimbo esclamò:
" Principessa! "
Udì la fanciulla
quel sogno svelato.
Lo guardò e gli sorrise.
Poi divenne regina
di non so quale regno.
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Profilo Autore: francesco  

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Un vento sfizioso mgirando e girando
srappò un fiorellino di un campo lontano.
Stordito che l'ebbe da mille volteggi,
cader lo lasciò in angusto giardino.
Tra fiori silenti e dai strani profumi
non perse il coraggio quel fiore piccino.
Lì sul terreno il suo posto trovò
e visse straniero cinto di sterpi.
Finché non tornò quel vento bizzarro
che vistolo triste, opaco e stranito
gran pena ne ebbe, così che provò
ad ancora strapparlo per poterlo all'infine
sul prato adagiare d'onde lo prese.
Ma il piccolo fiore udita la voce
del brutto rapace, si avvinse agli sterpi
chiedendone aiuto; allor non potendo
riiparare al suo danno, il vento pentito
a pianger si mise. Oh Dio! Che bufera
su prati e giardini. Il piccolo fiore pensò 
d'annegare, ma mentre sfinito
nell'acqua annaspava, un raggio di sole
quel vento legava. Lo cinse ben bene
e via lo portò. Adesso il giardino
di lindo odorava, il fiore sorrise,
cantare voleva! Quando li accanto
udì passolini, poi -ridenti- vocine piccine
<<guarda che bello quel piccolo
fiore>>. Abbassarsi sentì la mano piccina
che lo strinse vogliosa e poi lo strappò.
Ma annusato che l'ebbe il caro piccino 
di lui si stancò.Cadere lo fece e poi lo schiacciò.
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Profilo Autore: Ibla  

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In un villaggio di roseti 
frastagliato,
un fruscio ventoso
timido petalo arricciolato,
gorgheggii stilati
appagare stento respiro,
sì nel bosco incantato
fragranza spigliata  primavera,
al canto sentire
melodiosa capinera,
gioire tendenzioso 
tra vecchi rami
frementi consolati,
tra l'ebbrezza 
fiabesca sfiorati,
 solitario nido esultare,
pigolando il tempo
nostalgia volare, 
timida impaurita,
sfiorando lontano
sogno tra lo dita.
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Profilo Autore: valeria viva*   Sostenitrice del Club Poetico dal 03-01-2024

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La strega canta, svirgola, racconta,

contando la platea dei suoi soldati,

con quattro gatti inventa la tormenta

di lampi e tuoni per gli sciagurati.




Fomenta, canta, conta e si rinventa

di sana pianta il Piano dei suoi piani,

aggiunge serpi a un pizzico di menta

cantando "El Pueblo" degli Intillimani.




Prega e ti frega, perfida stratega,

non fa una piega e pure se ci fosse

ritratta se è costretta ma per sfiga

cade nel fuoco assieme alle sue mosse.




La favola è finita, andate in pace

con una prece al gusto di limone,

dormite bene se anche non vi piace

o finirete nel mio calderone!

























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Profilo Autore: perlanera  

Questo autore ha pubblicato 21 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Dal giugno bianco si sentì volar via
sfiorato il silenzioso campanile
l’ombra fuggevole d’un alare guitto
sul lago un fenicottero rosa un po’ fiacco
a promessa di bacio sull’eterea lastra
di cristallo d’acqua con occhi di pietra
lento in un volo a specchio raso.
Poco distanti dorate torri sigillate dal mistero
d’un antico maniero abbandonato
ergono sospese come d’incanto
sul pianto d’un piccolo orfanello .
Un’anziana coppia che intrecciava sogni
sulla lapide della loro figliola da poco morta
accorsero al suono del lacrimoso canto
lungo il pendio a fianco del cimitero
al limitar del bosco.
Ansimanti per il frenetico cammino
si recarono sul luogo imputato o presunto
dal noto all’ignoto senza respiro,
e come d’incanto scoprirono
tra i rovi un fagottino piagnucolante
povero piccino tremante abbandonato
affamato sdraiato in un ruvido cestino
apparecchiato con cura e amore
a piccola culla intrecciata di rami di more.
Apparve loro un giaciglio recante un’anima bella
come un piccolo Gesù bambino caduto da una stella.
I due vecchietti ammutoliti si guardarono in volto
chiedendosi l’un l’altro con lo sguardo vuoto
cosa fare per affrontare l’imprevisto.
Tanto il dolore malinconico allevato
dalla recente perdita che decisero all’unisono
senza proferir parola d’accettare l’amore offerto!
Avrebbero donato al tenero frugoletto
un rifugio sicuro, una casa, un tetto
come un dono prezioso, un voto di risarcimento
per il prematuro dolore da loro sofferto.
Poiché era innegabile che il fato avesse giocato
un brutto tiro senza alcuno scrupolo o indugio .
E’ proprio vero la vita toglie e da senza motivo
senza un senso - pensò lui- recando in grembo il bambino,
dando così prova d’esser sempre un cilindro arcano
sul capo del fato, dal quale tirar fuori imprevisti
incidenti di percorso ad opera d’un vero malandrino
che scherza con le infelicità e le felicità umane
come un giocatore d’azzardo che tira i dadi sulla tavola
chiudendo gli occhi pensando d’aver vinto la partita.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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L'avola paziente mi raccontava favole
finché fui cosciente
che il lieto fine non avviene sempre

Dopo le fiabe 
dalle serie rosa
e dalle soap opera
dell'amore
ho imparato ogni cosa

"A volte stretta
e senza foglie
è la via:
dite la vostra
vi ho detto la mia"













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Profilo Autore: anthoine mario  

Questo autore ha pubblicato 17 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Vagava nell’aria la cicala
cercando l’origine al suo canto
piangeva e piroettava
tra i riflessi di un sordo cielo.
Passava di lì quasi per caso
un cieco  che aveva perso la strada
udì il richiamo e si fermò
e con le mani d’afferrarla lui cercò.
“Che vuoi da me” chiese la cicala
e il cieco aprì gli occhi e la guardò
“Sento che canti sofferenza
dammi la tua mano ed io ti proteggerò”
E la cicala all’improvviso smise di cantare
si avvicinò e si fece accarezzare
bevve  tre sorsi di rugiada dal suo viso
e per un attimo perse ali e crudeltà.
“Dimmi che non è vero” disse la cicala
“Dimmi che tu mi vedi e fingi d’esser cieco”
e l’uomo d’istinto girò la schiena
e le sue  ali d’argento le mostrò.
E insieme volarono oltre il mistero
nell’attimo eterno  della purezza
dove l’azzurro è una carezza
nel sogno impavido dell’unica certezza.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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