Fragile come amore incompreso,
guardai in alto per scovare
le tracce di un sole inviperito.

Il cielo vomitava nebbia
e tutto era niente
e niente era tutto, senza contorni.

Rallentai il passo per farmi colpire
dalle incoraggianti luci di una vetrina
ma vidi manichini anch'essi disorientati.

Allungai il passo nella direzione del cuore
e lungo il sentiero staccai rami di solitudine
da bruciare nel primo falò che speravo d’incontrare.

Doveva essere meriggio inoltrato
quando a malapena scorsi casa mia.
Fino a notte fonda rilessi il meglio di Proust.

In quella recherche m’addormentai sereno,
sicuro di condividere col primo sole dell’alba
il mio e suo disagio d’un giorno no.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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