Se riascolto le musiche leggere
nelle sere dell’estate in festa,
verso il cuore in un caffè
per farlo prigioniero.

Svegliarmi è cedere memoria
a molecole che non riconosco,
leggere l’ora che mi sta accanto
e prepararmi a quella che verrà.

Se spio i sogni che ho rincorso
nei pomeriggi d’afa e il mare accanto,
verso il corpo in un bicchiere
e lascio che le ossa si sciolgano.

Addormentarmi è calciar palloni
in campi di periferia, il goal accanto,
entrar nel tempo che m’ha perso
e specchiarmi sulle impronte dei miei anni.

Che futuro è il mio futuro
che vuole cancellare ogni cosa
con la scusa di farmi respirare,
andare avanti e non morire ancora?

All’arbitro delle ingiustizie
consegnerò la mia domanda
e ascolterò da lui, dal Giusto,
le cose che vorrà dirmi.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Ambra PILTI
# Ambra PILTI 22-12-2020 18:02
La consapevolezza degli anni che scorrono e che ci obbligano a mutamenti, anche solo fisici, che impediscono...e arriva la stanchezza, la stanchezza del perchè ancora...qui. E' struggente e vera Aurelio, complimenti.

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