Quel volto è un macigno anonimo,
sorridente, ingoia atomi di luce
chiara diafana e la sua bocca è chiusa,
rossa come una rosa scarlatta, sanguigna.
Le braccia non si vedono ma si notano
nello spazio, dietro l’ombra
dei capelli sciolti.
Lo sguardo fisso, penetrante
come il fulgente sole di luglio
rincorre il suono delle voci,
l’eco sorda dei sotterranei,
i secchi scatti delle chiavi,
il rumore delle porte.
Gli occhi luminosi e tristi
scrutano il grigiore
avvertono la noia
il ribrezzo la follia
della forza di gravità
che spacca il vetro.

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