Non erano solo i denti quella mattina a battere,
disperati quanto il cuore: ho guardato
la luce dentro ai tuoi occhi… ho sentito
la vita scivolare via come fosse pioggia.
La tua mano, come un ramo a febbraio, diventare
fredda, e l’ho stretta con l’ostinazione di un bambino.
Ha urlato solo la mia anima… quel grido nella testa
quando viene buio ancora, e senza dar pace echeggia.
Avevi appena imboccato il corridoio giusto, che avevo
già adocchiato la finestra dalla quale saresti rientrato…
La morte mette l’abito elegante a coloro sui quali
punta il dito, lascia cenci da tenere assieme ai vivi.
Ci sono notti che mi sveglio, e getto versi
sulla carta: la mano è come se non mi appartenesse
… se non sapessi che non sono pazzo (o almeno è quel
che sostiene lo psicanalista), direi che sei tu che scrivi.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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