Il mio carnefice
ha occhi e cuore scuri

E fame delle mie vene

Mi maledice in un sussurro nero

Il mio carnefice
sadicamente mi scruta

E mi scava nelle viscere

Come mi conosce lui
nemmeno una madre potrebbe

Nemmeno un amante

Il mio carnefice
ha mani dure e perverse

Mi scende in corpo, demone

Gli appartengo in un legame sottile
inspiegabile

Dove la fuga sarebbe solo di gambe
Una corsa vana

Dove  non lascia scampo o rifugio

Ha preso dimora nel mio specchio
Là dove lo incontro ogni volta

Il mio splendido, crudele nemico.










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Profilo Autore: Sabyr  

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