Non è che il tempo passi più lentamente
a chi ha il sonno più leggero,
non è che i sogni cambino colore
se ti convinci che va tutto bene.
Non cambia il giro dell'alcool
vomitato nelle vene
se affronti le stelle a pugni chiusi,
nè il numero di guance offerte
a schiaffi sempre più sicuri,
a schiaffi sempre più decisi.
Rimane in attesa, il suono di chi eri,
rimane in attesa la telefonata a Dio
per chiedergli come,
per chiedergli quando,
eri o meno parte dei suoi piani.
Sguardi da miope affacciato al balcone,
pensieri tra il cappio e il cielo,
in attesa che lo stomaco bruci,
in attesa che il tempo
lo riempiano i tuoi sogni
e non fazzoletti bagnati
di quello che ero.

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