Gocce di mare si posarono
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.

Commenti
E brilla Giò, e brilla Giancarlo.
... E la poesia risorge.
Piaciuta!
Complimenti ad entrambi..
UN saluto in poesia.
Anto
Grazie di cuore. Ciao ragazzi... ^-^
Ciao Elisa