Siamo registi
dei nostri stessi ruoli
Modelli
delle nostre maschere
Fautori
delle nostre emozioni.
Attori di una recita fallita
con una storia fatta di vane competizioni
tra persona
e personaggio
che ad ogni puntata
si somigliano un po’ di più
fino a confondersi
e persino a scambiarsi i ruoli.
Commenti
Qui invece metti l'accento sull'interazione che le due componenti hanno nella costruzione del nostro Io ed è plausibile, concordo con te, che ci possa essere una sorta di (con)fusione tra "ciò che sono" e "ciò che dimostro di essere" riferendomi a me stesso. Sempre tenendo a mente che stiamo parlando di costrutti e non di mele e pere e quindi siamo nella vasta area dell'opinabile e interpretabile :)
Grazie per gli spunti di riflessione, ho trovato questo contributo molto interessante
Il termine "maschera" non è utilizzato in senso negativo e stretto, ma anzi vuole intendersi come una possibilità di attingere a diverse versioni del nostro essere e avviare un dialogo costruttivo se stessi eliminando i conflitti che derivano dall'assumere comportamenti che pensiamo non ci appartengano.
Ovviamente si tratta di un pensiero non universale e personale, che non mette in dubbio la veridicità del nostro rapportarci con gli altri ma anzi sottolinea la possibilità di accettarne la relatività come un'opportunità di benessere interiore