La mia Italia...

con quegli uomini dai vestiti scuri,

dalle bianche camice,

accostate a cravatte che rispecchiano le loro origini.

La mia Italia,

come un calzino di Natale,

colma di doni...

per quegli uomini dalle mani grandi…

gente di borgo,

gente da poco…

 gente…

Non si deve indossare una camicia bianca

se tutto il resto è sporco.

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Profilo Autore: Luigi Castiglione*   Sostenitore del Club Poetico dal 16-11-2020

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Demoni morti calcano le scene,
dalla quinta Mangiafuoco urla
contro gli spettatori.
«Pagate il biglietto o vi mangerò a fine spettacolo»

Lauta cena per gli attori
a ognuno toccherà un gentleman seduto in prima fila.
Frattaglie a mo’ di spiedini
nel barbecue allestito nel retroscena
«In morte della vita»

«Sono Dermidion carne degli inferi e amico di Mangiafuoco
chiederemo a testa una testa, per prenotarsi al botteghino mettersi in fila»

Fila di uomini paganti e pagani, la maschera fornisce singolarmente un coltello.
Non importa il sesso o la provenienza o il colore, basta infilzarsi il cuore,
colui che lo farà nel giusto e nel modo giusto avrà l’onore d’essere divorato per primo,
a seguire la massa in silenziosa attesa.

Tuona Dermidion dalle scene

«Che ogni testa sia segata a metà del cranio, che si frulli la materia grigia con il frullino a immersione dopo aver levato il coperchio dei pensieri.
Sia servito il ghiaccio tritato e si mischi con l’intelligenza e… servite il cranio con cucchiaio d’argento avendo cura di riporre la mezza testa come coperta dell’anima che altrimenti evaporerebbe per il troppo dannato fuoco.
Si conceda il privilegio di vedersi mangiare al mangiato, possibilmente in seguito gustando gli occhi del prescelto in salsa capricciosa e con mousse di melone alla panna.
Sia servito lo stomaco sfilato e condito con sugo d’ostriche e paprika, avendo cura di apparecchiare a crudo il duodeno con fiele estratto dalle menti umane.
Poi tagliate a fettine cosce e glutei e ogni singolo pezzo sia frollato a dovere che nessuna pietanza
è mai abbastanza per le genti degli inferi, non tralasciate il “sesso”, quello è il più gustoso di tutti.
Sia...»

Una campanellina da il via alla pro cessione di sé…

Fila d’uomini piangenti ripensano all’entusiasmo della morte, diniegano il piacere e annegano il passato delirio chiedendosi il perché dell’imbecillità comprovata, ora vorrebbero non immolarsi al dio pagano dell’ipogeo… Troppo tardi Dermidion deve imbandire la grande tavolata allestita sul palco e poi, poi cos’è la morte per uno spettatore non pagante, poco appagato e illusionista di se stesso?

«Oh morte accogli l’uomo che guarda il teatro dei burattini e ora che egli s’immola al tuo altare pagano, anche se riluttante vomita già il sangue raggrumato.
Sì, morte dona la pace ai puri che privi di purezza sedevano sulle sedie senza pagare, sei forse tu
oh amata morte, pura e bella?
Dona allora a questi corpi succulenti la grazia dell’inferno che poi cos’è altro la vita se non un bruciare continuo?»

Va in scena il banchetto dell’ultimo atto e Mangiafuoco, buono e mite in fondo al cuore, piange
e mangia l’ultimo spettatore e brinda con Dermidion e… alla fine del lauto convivio l’inchino
dovuto alla sala…
Vuota oramai, come le anime di chi le viveva.

Suona un putto vestito di fiamme e squillano le trombe del peccato e scende il sipario sul teatro,
il Teatro della vita.
Applausi arrivano da fuori il teatro
da quelli che la vita…
Hanno avuto il privilegio di non averla vissuta.
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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E’ nata una stella…
-dicono i tonti-
ma è piccola,
già vecchiarella,
brutta non saltella,
fatica fa a parlare
perché
non sa brillare.
Dio,
tanto buono,
l’ha creata
con un tuono,
sventurata
non percepisce
il suono.
naviga
nel buio fitto,
balbetta
come un uomo
sdentato,
quello col naso
col gocciolo,
povero vecchio
atroce illusione
d’esser capito
da chi come lui
è ‘gnorante,
ratto in ogni senso
a pigliare saette
dove brilla
per niente
l’essere suo,
tonto efficace
a non darsi pace
se essere nulla
o zero di niente. 

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Profilo Autore: Libero  

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Profilo Autore: pierrot*   Sostenitrice del Club Poetico dal 13-08-2020

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Un tuffo al cuore
la nostra favola
che celebra amore,
pensieri notturni
roventi come brace
gemono ansimi bui,
sorprendimi piacere
sfiora i dolci lamenti
svuota l'ansia d'aurora
inarca il corpo fremente.
Il giorno ci è dolce amico
un cavallo che forte galoppa
una scia di luce accecante,
acqua che svuota acqua.
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Profilo Autore: Libero  

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Di budello

troppo chiuso dai lai

appesi alle pareti bianche

con mani imploranti

 

o aperto dalle correnti

verso il nero traguardo

 

dove l'occhio sfida

il vitreo paesaggio

per concepire un frutto

immaturo e ocra

 

o libero al fine

per un soddisfatto atto,

 

sempre commovente

lascia membra rilassate,

una gioia profonda

con lacrime forzate

 

ad attendere

che la notte riallacci

il sonno e le braccia conserte

 

nell'urlo delle viscere

mai sazie indolenzite

a ripromettersi d'usare ancora

 

lo spazio che rintrona a botti

tra forti ingiurie

nell'indistinto silenzio della notte.

 

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Profilo Autore: Libero  

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Frequenti son gli inciampi

su idee già definite

marchiati son d'inchiostri

sentimenti elargiti.

D'arte sei indegno

del plagio non v'è contegno

di cos'altro ti ritieni degno

se non del disprezzo

sputato nel tuo regno?

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Profilo Autore: genoveffa frau  

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Mi rivolgo a te che sai

navigar cercando fantasie

non venire a stuprar le mie

senza esser invitato.

Coltivo passioni

ove sbocciano armonie

con certezza ho appurato

la tua carente vena

nell'esser fecondo.

A sopperir tal guisa

giri sempre in tondo

a raccattar d'altrui rigo.

Nutro soltanto pena

per te che sfogli il mio quaderno

con sollecita lena.

Non vorrai il tuo giogo

far durar in eterno,

la manina mettila a riposo

ci sono mille spine

nel mio piccolo giardino

nonostante cerchi d'estirparle

sviluppano rigogliose

nell'angolo delle more

proprio laddove

non crescono mai rose.

Riattivando il cervello,

qualche neurone risveglierai a ritroso

potrai riscrivere di questo e quello

che ti pare ma...

sarà frutto del tuo arrovello.

Sapessi quanto è bello

aver cura del proprio orticello

senza altrui calpestio

innaffiato solo ...

Dal proprio rio.

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Profilo Autore: genoveffa frau  

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M'hai messo 'n chiodo in testa e nun in panza
che te farai vedè 'na tua pienezza
come si 'a cosa nun abbia assai importanza
oppure se trattasse de monnezza.
Ma chiodo scaccia chiodo, si ce l'hai,
pensiero più o pensiero meno
'na mi testa affollata da li guai
poteva esse 'n pensiero ameno.
Nun ciò sapevo da devastazione
chi me potevi, ignara, causà,
che, de lancette, ad ogni evoluzione
er tempo sono lì a controllà
Ma st'orologio ormai se sta a scassà
si nun fai 'nfretta a mettete 'n paro
so bene come finirà.
'nce trovi me ma… l'orologiaro !
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Profilo Autore: Bronson  

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Dario Fo tira sassi per rompervi
le vetrate, la vita in sogno in un acquario 
voci e fuochi lentamente si sono spenti
nell'onda lunga e i pesci grossi,vivono.
Lo chiamano braccino corto del
tennista in vista del traguardo
senza palle, risate a crepapelle
il cavaliere, biscazziere.
Li chiamano suicidi (politici),  non era
meglio da soli che in cattiva compagnia
(unico nodo scorsoio per due gole è economia)?
Lo chiamano Conte già decaduto
scopa e paletta, l'uno rompe e l'altro aggiusta,
la vista lungimirante di una talpa.
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Profilo Autore: cordaccia*   Sostenitore del Club Poetico dal 23-12-2018

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L’annuncio cercava:
"brava, timorata di Dio,
di santa estrazione."
Per adesione ecco qua io.
Le primarie con le suore,
il liceo al Sacro Cuore.
Mia madre educatrice
e mio padre benedice;
è il capo di tre chiese
ed è il prete del paese.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

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Vorrei non esser a questo mondo nato,
per non soffrire e perdere mai il fiato! 

Ora che al traguardo sono arrivato,
mi pento per averlo contestato! 

Io grido ahimé, ché peccato!
Mi ci ero proprio affezionato!

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Profilo Autore: Giò For  

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Vivendo, volando di fior in fior
nun cercavo gnente pe damme calor.
Poi, tutto giulivo
mentre rimavo
gridai a distesa
“finita è l’attesa”.
Perché te trovai a fa a marionetta
fra le mi cose a fanne vignetta.
“Ridendo, scherzando che male ti fò ?”
dicesti sicura che nun soffrirò.
“Fò ridere anch’io, so ‘n ira de Dio,
so puro bastante pe fa ride a gente !”
Dischiudi le ale,
nun te farò male
nun fà l’incompresa
sei la mi sorpresa !
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Profilo Autore: Bronson  

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Nel disprezzar ciò che hai ricevuto,

ancor ti nutri

 di  ciò che hai deriso.

Sai che ti dico?

Mi fai pena

povero mendicante di sesso.

Non confonderlo con l’amore

non ti è concesso,

non riusciresti a comprenderlo.

Accontentati di raccattare

altrui rifiuti nell’illusione

d’un  ebbro sogno d’amore.

Non riuscirai a scorger luce

ove non scaturisce  puro sentimento

a infonder gioia

nell’unicità di fusione.

Rotolati bene

nella lussuriosa perversione,

ne emergerai profumato di rispettabilità,

puritano agli occhi del mondo

povero accattone per chi conosce la tua anima.

Pensi di possedere la purezza dell’anima?

Se dovessi cercarla non la troveresti,

ma… Non temere, si sarà voltata di lato

coprendosi occhi per non vedere e orecchie per non sentire,

Ti è rimasta a sostegno quella oscura,

 come il tuo cuore.

Spettatore in prima fila

Il giudizio del mondo

 a elogiare

la mente del tuo inferno. 

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Profilo Autore: genoveffa frau  

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Napoletanamente
è fesso quel soggetto
che non conclude niente,
quel propriamente detto
coglione e deficiente.
Però io vi consiglio
di non fidarvi troppo
a volte quel tal figlio,
come il falso zoppo,
da buon cerimoniere
fa il fesso per mestiere.
Scruta, osserva, squadra
segue, ascolta, sente,
continua la sua strada
da poco intelligente
e al momento giusto
molla la sua pacca.
Sul retro del cappotto
o della vostra giacca,
vi troverete scritto:
Amico, il fessacchiotto
sei tu che l'hai creduto
io sono molto dritto
accorto, furbo e astuto;
lo scrivo con il gesso
sei tu il vero fesso.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

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