Draculiana, imprudente
quella mano che accende tutto.
E diviene spinta
sputando sul fioco,
drachigelando quello spirito
che già s'era ridotto a candela colante:
per una frazione di secondo
l'Io fangoso e treboliano nella porta.
Già giorni di secondi d'orrore
che abbozzano l'aprile
nel vaso nato argilloso.
Orrore, orrore, orrore
da mescolare nel furbo breve,
ossia quando il tempo ha poco da offrire
se non squarci di bellezze inesistenti
spacciate per vittorie sui verdi tavoli.
Così divengo il vaso che affoga
e nel singhiozzare
tutti ridono del fantasma perché è vivo.
