Tutto nella città ormai tace
e solo qualche luce flebile
taglia la bruma, assottiglia
e cela dell’oscurità gli spettri.
Incalzati dal mugghiare del
vento calcano le strade gelide
due sagome strette
nei propri zucchetti.
Lasse nell’incedere e tra loro
distanti meno di un palmo,
sentono le caviglie dentro ai
calzari braccate come da cani
nell’ombra, e boffonchiano una
melodia celata dietro un salmo.
Il lampione di fronte al Vescovado
mostra le svastiche sulle mani
e quel concetto di ariano, svela gli
spettri: i soldati di Odino di ritorno
da una sortita e tra le mani di uno
dei due prelati un rosario di loppa.
L’aurora inevitabilmente cancellerà
le tenebre e le sue larve, e farà giorno
ma ora la notte rende loro gli zucchetti
tediosi alla stregua di una kippah.
