Sicilia anni '30
Aclà piccolo schiavo tra tanti
discende all'inferno di Floristella
Zolfo in gola
Mare negli occhi pieni di mare
Vite violate
da orchi
nascosti nell'ombra
dai sensi alterati
Oggi
Piccoli schiavi nel mondo
Venduti per sesso
Tessitori muti di stoffe
Tappeti e palloni da calcio
Orchi sempre rapaci
con voli low cost
spengono vite
Uccidono sogni bambini
La rabbia, l’impotenza mi pervadon
di fronte all’ingiustizia che ci insegue
Quel senso di oppressione che mi uccide
e impossibile lo sfogo in faccia a tutti
INFAMIIIIIIIIIIIIIII
e poi chiedersi a quel punto
se mai esiste una minima giustizia a mia tutela
Qual possibile momento sia di vero
che di ognuno i diritti valer faccia?
La vergogna il nepotismo son ormai uso
di un Paese che si regge su vergogne.
Anche un semplice lavoro pur se onesto
è un problema per chi gli umili manovra
e si schiacciano i diritti
e si impongono i doveri.
mi domando a questo punto
in quest’era sì provata
che noi deboli viviamo:
può mai esistere il dovere
se il diritto ci è negato?
Basta affronti a brava gente
Basta truffe ai cittadini
Vogliam vivere sereni
Con la nostra dignità
Balla ebbra la vita
rincorrendo raggi di sole
distendendo le forti braccia
al soffuso sguardo della luna
E fluisce sangue
nei frazionati orizzonti
tra imbrogli e falsi lemmi
cantilene regolari di dolenza
Verrà l’annuncio
che spezzerà il sogno
e cadrà dal trono il lupo
che sacrifica docili agnelli
E gocce d’azzurro
grideranno al miracolo
nel germoglio del vero amore
dopo la tormenta di un mare d’odio
- forse -
Ho visto un uomo
che moriva
lentamente nella sua ottusità.
Ho visto un uomo piangere
ma continuare a vivere
ogni giorno fra le sue
debolezze.
Ho visto un uomo….
Ho visto una donna
pretendere tutto
come diritto acquisito
o piovuto dal cielo
senza che nulla le fosse dovuto
per diritto acquisito…
Ho visto un bambino crescere
ed andare ad abbracciare
sua madre.
Poi ragazzo l’ho visto correre
ad abbracciare una sua amica.
Il bambino corre dalla mamma come l’uomo
corre dalla donna.
L’ amore genera amore
l’odio genera odio.
E’ una rivoluzione!!!!
Immagini d’infanzia in croce,
girano, su viottoli equatoriali
tra lacrime, truffate dal nero
da risate di pensieri, vacillanti.
È follia, la dolenza in manette
supplizio, spaventato tra i fiori
da rosari di domande, in esilio
che derubano sogni al risveglio.
Parla follia, per trovare difesa
dai bisbigli notturni, indifferenti
sotto il diluvio di lamine corrotte,
insane, che fan paura alla morte.
Lulù
resti così
cucita ai miei ricordi
ricci di rame e pelle color luna
minuta fiamma
vela al vento nell'oceano dei tuoi occhi immensi
d'acqua chiara
d'innocenza era il tuo volo di farfalla
intrisa nella pioggia
del destino,
primula, tu, senza radici da innaffiare
fede radiosa
in cerca d'una mano
che saziasse di carezze la tua fame
ignara
ricordo l'alba
che illuminò le dita strette a una conchiglia
fiore di mare
divelto e profanato sulla spiaggia
cinque anni
senza futuro nè passato
vestiti solo del silenzio innaturale della notte
inorridita.

Ostentano alterigia
sciorinando virtù oratorie
incessante e avvilente
Genesi della SUPERBIA
Contano di vigilare
ogni retto sapere
adattando con impegno
la regia della GELOSIA
Erodendosi dentro
umiliano privi di cortesia
l’altrui seppur misero valore
osannando l’INVIDIA
Ferrati pedagoghi
dell’arte del predicare
s’illudono solitari
liberando IPOCRISIA
su rotte di aerei distratti
che non guardano in basso
le vite di un giorno qualunque
in affanno privo di scopo
senza speranza di inventarsene uno
Fittizie esistenze
in confezione regalo
di effimera bellezza
prigioniere d'ingorghi
Attese di sogni tagliati da tram e metrò
rigonfi di burattini frementi
verso mete avariate da un sempre impegnato a raggiungerle
Attori di falsa indigenza tendono mani
Nuovi poveri con storie e memorie di terre lasciate
si tuffano su auto ai semafori con grinta rapace
per un servizio non chiesto rifiutato con sgarbo
La vita agra di un giorno tra i giorni
si consuma avara tra prati di latta e colline in cemento
per il dono di un sorriso in TV
proiettava l'ombra del piacere
rosso e arancione in fila
aspettavano colore represso
curiosi affollavano l'ombra
ormoni incattiviti
non tolleravano attese
il seno usciva dall'aria
irrigidendo ricordi
lei in ombra
sceglieva il represso
la triste carrozza
si allontanava
Nel supplizio, rivelò la strada
con dottrine d’amore,
proferendo parole con il cuore.
Delle gocce di rugiada
l’uomo afferrò solo briciole,
empio e miserabile di pace
solo a sparger dolore, capace.
D’animo nero, non si duole
avvolto dalla follia,
ipocrita di luce, traditore
incipria l’ingresso del cuore,
mai stanco, d’illudere l’idiozia.
Rinnegando la sofferenza,
Il calvario di un Cristo, buono
che dalla croce implorò il suo perdono,
vive, nella cieca indifferenza.
Si beava l’uomo
degli incanti del creato
ma esisté un tempo
di metamorfosi
in cui vite ambigue
oltre la soglia dei toni
mutarono pure i sassi
dei sorrisi degli angeli
formarono stille di cielo
del verso azzurro
pianoforti scordati
l’uomo usuraio
alterò ogni cosa
mutò gli orizzonti
deragliò fiumi
sfigurò monti
variò tinta al mare
ora sussulta la terra
si destano i mari
soffia la bufera
lei non si dà vinta
è pronta a dar battaglia.
Trascendo
verbalmente
e sale subdola
La rabbia cannibale
ignoranza insegnata
da maestri cechi
di valori scritti
in pagine non lette
o nascoste
da abili artisti
costruttori di verità
così gli occhi non vedono
tale bellezza
lasciata a noi
e noi senza pensiero
ci lasciammo cullare
su baratri mediatici
costruiti ad arte
da finti poeti
e diveniamo statici
rabbia mangiami
Come la brezza
la notte se ne va
cedendo il posto
alla spietata realtà.
Fiumana di sogni
d’illusioni attorcigliati
dai giochi di potere
e noi pedine
dai domani insicuri
quieti porgiamo noi stessi.
Abbrancati nella rete
li lasciamo agire
senza cruccio
stanchi di cogliere
insignificanti parole
chiusi nell’angoscia
sopravvivendo
in questo mondo
di carogne


