Brevissima introduzione: componimento scritto in occasione del volo di Pirino, uno dei miei tre gatti, dal sesto piano un mesetto fa. Considerando che un grave arriva a terra da venti metri d'altezza a circa 70 km. orari, un volo del genere è letale al 99% anche per un gatto, che nella migliore delle ipotesi avrebbe dovuto fracassarsi tutto, in modo irrecuperabile. Miracolosamente, invece, Pirino ha riportato solo la frattura delle quattro ossa del metacarpo destro e NESSUNA lesione interna. Un vero miracolo. Oggi zoppica ancora un po' dopo un mese di steccatura alla zampina ma per il resto sta benissimo...
Da quando gli occhi aprii su questo mondo
mai seppi dir quale ne fosse il senso
di ciò che, ascoso, se ne sta sul fondo
(sempre affogato in quel gran fumo denso)
d’ogni creazion che viva dir si possa.
Or che di nuovo vedo, sento e penso
quel grande volo in quell’immensa fossa
diafani fe’ vapori, nebbie e fumi
in fino a che di mia vita sì mossa
come rifulser tali e tanti lumi
ne vidi ciò che un giorno fu deciso
esserne scopo, prima ch’essa sfumi.
Ramoscel secco che ne sia reciso
d’arbore altissimo ove troppo osai,
caddi nel vuoto come fu deciso
poi sulla pietra misero atterrai:
fu come il lampo, n’ebbi senso e schianto
pensando a te, a come ti lasciai
alto laggiù poi si levò il mio pianto
per tutto il ben che ancor dovevo darti
e che giaceva lì per terra infranto.
Poi mi apprestai a andare e abbandonarti
quando di te quel volto tanto amato
come l’amor che ancor voleo donarti
sopra di me rifulse, e su di me piegato
là mi raccolse e mi baciò e mi cinse,
mi consolò quel verbo così amato
finché il calor della tua man mi vinse.
Quello non fu della mia fin momento:
il gran Fattor che tutto fe’ e dipinse
sopra di me vi risoffiò il suo vento
acciocché ancor la mia vita potesse
render più lieve il tuo triste tormento,
farne men grevi le pareti spesse.